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Via crucis
quotidiana

· ​Il parroco di Aleppo a otto anni dall’inizio della guerra ·

«Solo Gesù può curare le ferite aperte, bisogna rialzarsi e muoversi»: ne è fermamente convinto padre Ibrahim Alsabagh, francescano della parrocchia latina di San Francesco d’Assisi, ad Aleppo, città per anni epicentro del conflitto divampato in Siria il 15 marzo 2011. Otto anni dopo, «qui la situazione è ancora molto difficile, la popolazione vive una via crucis quotidiana partendo dalla mancanza di elettricità, garantita una sola ora al giorno». Secondo il sacerdote, se persiste l’isolamento, come a Idlib e ad Hama, e non verranno riaperti autostrada e aeroporto «la città sarà soffocata dalla mancanza di lavoro e risorse». Una condizione «inaccettabile per la dignità umana».

Padre Ibrahim confida la preoccupazione per il perdurante embargo che «continua a essere un mezzo per aumentare le sofferenze della popolazione. Soffoca ogni possibilità di vita dignitosa» perché «non è accettabile che la gente stia in fila quattro ore sotto la pioggia per acquistare una bombola di gas o che neonati e anziani patiscano il freddo in quanto non si riesce a comprare il gasolio per il riscaldamento».

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