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Via Crucis
in metropolitana

5. Quinta Stazione 
Basilica San Paolo 
Gesù è aiutato dal Cireneo 

San Paolo emerge dal Tevere biondo con aria maestosa.
La sera, col sole al tramonto,
risplende dorato il mosaico,
si avverte un’aria leggera,
il segno sereno di un uomo
che ha “perso la testa” per Dio
e che quivi è sepolto.
La gente di Roma dimentica i santi,
ma il viandante di metro è costretto ogni giorno,
a leggerne i nomi, ricordarne qualcuno,
sui cartelli di alcune stazioni;
è costretto a vedere, almeno di corsa,
il profilo imponente del tempio,
del suo campanile, del cielo.
Un uomo costretto fu un certo Simone.
Anche lui viaggiatore, al ritorno dai campi,
dopo il duro lavoro, come tanti che vedo stasera.
Costretto a incrociare la via con quella del Santo,
costretto a portarne la croce.
Di croci portate ne vedo già molte,
nelle poche parole ascoltate,
nei pensieri taciuti di queste persone.
Mi chiedo se sanno di Cristo, se vedono oltre,
oltre il peso pesante, se vedono amore.
E vorrei che san Paolo toccasse, almeno stasera,
quel cuore, il cuore di un giovane triste,
che scorgo nell’altro vagone.
La via di Damasco, la via della croce,
può essere oggi uno Sguardo di luce
che renda quel giovane pronto a portare
il peso di un altro, a trovare la gioia nel dare.

di Paolo Ricciardi
Vescovo ausiliare di Roma

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16 luglio 2019

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