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Via Crucis
in metropolitana

2. Seconda stazione 
Circo Massimo 
Gesù è caricato della croce 

“Circo Massimo” lascia deluso 
il turista di Roma. 
Ci si aspetta un luogo diverso,
gli spalti, le bighe, i cavalli, icone di glorie lontane:
un film del passato è l’unica via
per riempire lo spazio lasciato dal vuoto
di un grande terreno.
Qui — a parte qualcuno — son pochi
che sanno dar vita
a un tutto che sembra tutt’altro che eterno.
“Circo Massimo” fa anche pensare
a qualche concerto passato alla storia,
a glorie di calcio inneggiate da folle
che pensano solo al pallone.
Si pensa poi al traffico, al caldo d’estate,
a vuoti che è duro riempire.
Gesù prende la croce per forza.
La Forza che dona il dolore,
pressato dal vuoto spettacolo infame.
Svanisce la corsa di bighe
di fronte alla corsa d’Amore che tira, che attira,
che spinge il Signore ad andare.
I viandanti di metro ascoltano musica in cuffia,
concerti od assoli suonati a chi è solo.
Qualcuno commenta partite di calcio,
altri pensano al tempo,
la gran parte è in silenzio.
In mezzo a una folla vociante,
il Signore riprende la croce:
il rumore del mondo, del treno, dell’uomo,
contrasta col bacio silente a quel legno.
Il “massimo” ora è l’Amore di un Dio
che corre per l’ultimo posto,
che perde la corsa a favore dell’uomo.
E mentre la metro cammina sotterra,
lassù, in qualche chiesa c’è un uomo
che adora in silenzio il Mistero,
o il cauto sussurro di un prete che assolve (1).
E son certo, ancora una volta,
che quella croce abbracciata segna già la vittoria,
nel circo massimo del mondo.

di Paolo Ricciardi
Vescovo ausiliare di Roma

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1- Il pensiero è alla basilica di Sant’Anastasia, presso il Circo Massimo, dove da anni c’è l’Adorazione perpetua.

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24 luglio 2019

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