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Cristiano condannato all'ergastolo per blasfemia

· La Chiesa in Pakistan si oppone alla sentenza del tribunale ·

Il tribunale di Faisalabad ha condannato all'ergastolo Imran Masih, giovane cristiano, per aver oltraggiato e dissacrato il corano. Il giudice aggiunto, Raja Ghazanfar Ali Khan, ha emesso la sentenza in base all'articolo 295-b del codice penale pakistano — meglio noto come legge sulla blasfemia — perché il ventiseienne avrebbe bruciato «di proposito» versetti del corano e un libro in arabo, per «fomentare l'odio interreligioso e offendere i sentimenti dei musulmani».

Il segretario esecutivo della Commissione nazionale di Giustizia e pace (Ncjp), Peter Jacobs, promette battaglia «per salvargli la vita».

Imran Masih, commerciante di professione, è stato arrestato dalla polizia il 1 luglio scorso con l'accusa di aver appunto bruciato pagine del corano. Per questo era stato anche sottoposto a sevizie da parte di un gruppo di musulmani.

L'11 gennaio il giudice lo ha condannato al carcere a vita, che sconterà nella prigione federale di Faisalabad dove è al momento rinchiuso. Il tribunale ha inoltre comminato una pena aggiuntiva a dieci anni di carcere duro e il pagamento di centomila rupie (poco più di ottocento euro), in base all'articolo 295-a del codice penale.

Peter Jacob, pur non criticando in modo aperto la sentenza, parla di decisione «non buona e di mancanza di libertà» del sistema giudiziario. Il segretario esecutivo di Ncjp annuncia ricorso all'Alta corte e promette che «faremo del nostro meglio per salvargli la vita, perché tutti questi casi di blasfemia sono montati ad arte».

La commissione cattolica chiede anche «serie riforme costituzionali e legali» per sradicare l'estremismo e l'abuso della religione nella vita politica del Pakistan. La religione — si legge in un documento della Commissione giustizia e pace — è il maggior pretesto nelle mani dei partiti politico-religiosi, che hanno ricoperto il ruolo di primo piano nel trascinare la nazione sull'orlo del baratro».

L'arcivescovo di Lahore e presidente della Commissione nazionale di giustizia e pace, monsignor Lawrence John Saldanha, e Peter Jacob, sottolineano che «il Pakistan dovrebbe prendere esempio dal vicino Bangladesh», dove i giudici hanno messo al bando i partiti estremisti. «Gli affari di Stato e la politica — aggiungono — vanno trattati in modo indipendente, non coperti dal manto della religione perché finiscono con l'isolare le minoranze e negare i loro diritti».

La legge sulla blasfemia è stata introdotta nel 1986 dal dittatore pakistano, Zia-ul-Haq, ed è diventata uno strumento di discriminazione e violenze. La norma è prevista alla sezione 295, comma B e C, del codice penale pakistano e punisce con l'ergastolo chi offende il corano e con la condanna a morte chi insulta il profeta Maometto.

Secondo i dati forniti dalla Ncjp, dal 1986 all'ottobre del 2009 sono quasi mille le persone finite sotto accusa per la legge sulla blasfemia: il cinquanta per cento musulmani, il trentacinque per cento ahmadi, il tredici cristiani, l'1 per cento indù e l'1 per cento di religione non specificata. Trentatré persone sono state vittime di omicidi dopo l'accusa: quindici musulmani, quindici cristiani, due ahmadi e uno indù. Queste leggi — sottolinea Ncjp — vengono usate in modo indiscriminato contro i cittadini. Il numero delle vittime tra i musulmani è elevato non perché la legge è usata in modo equo tra le diverse componenti della società, ma perché diversi gruppi islamici usano la norma per attaccarsi l'un l'altro. La legge sulla blasfemia, inoltre, costituisce un pretesto per attacchi, vendette personali o omicidi extra-giudiziali.

Nei mesi scorsi, i leader religiosi musulmani avevano riconosciuto che le controverse leggi sulla blasfemia in vigore nel Paese sono state spesso strumentalizzate e hanno chiesto di porre fine a questo abuso.

La legge — concludono i responsabili di Ncjp — è molto discriminatoria poiché si prefigge l'affermazione di una specificità religiosa, nel suo stesso testo e nello scopo che persegue. È giunto il momento di porre fine al terrore e all'ingiustizia perpetrato nel nome della religione: «La comunità internazionale — affermano — ha un compito nel persuadere il Governo a prendere le necessarie iniziative per fermare le discriminazioni e le violenze contro le minoranze religiose».

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15 settembre 2019

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