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Cristiani e musulmani
tutti vittime

· Intervista all’arcivescovo di Malines-Bruxelles ·

Tutti vittime, tanto i musulmani quanto i cristiani. Tre giorni dopo gli attentati che hanno colpito il Belgio, l’arcivescovo di Malines- Bruxelles, Jozef De Kesel, parla della solidarietà che si è creata nel Paese, proprio mentre i terroristi cercano di dividere la popolazione e di far crescere l’odio nei confronti dell’islam. Intervistato dall’Osservatore Romano, il presule invita i cristiani a impegnarsi per una società più fraterna, solidale, basata sul rispetto dell’altro.

Qual è lo stato d’animo degli abitanti di Bruxelles quattro giorni dopo gli attentati?

Certamente siamo ancora sotto choc. Uno dei terroristi è fuggito e non ha avuto modo di far esplodere la bomba che portava con sé. Continua dunque a esserci sempre questo stato di angoscia. Non ci sentiamo ancora tranquilli perché i criminali possono ancora agire. Tuttavia, a poco a poco Bruxelles cerca di tornare alla normalità: sono già state riaperte quattro linee della metropolitana. Ma c’è una cosa che mi colpisce e che è molto importante: nei discorsi e nei commenti sui media, da parte dei politici non c’è alcun richiamo all’odio o alla vendetta. Non lo sento. C’è il sentimento che siamo tutti vittime, anche la comunità musulmana. La violenza è estrema, si è superato un limite, si ha l’impressione che ciò non abbia davvero più nulla a che vedere con una religione. Certamente si può sempre utilizzare la religione per simili fini, ma certamente quello che è accaduto non viene associato alla religione, alla convinzione religiosa. Si tratta di atti criminali. Tutti lo sentono: è stato superato un limite. A essere stato colpito è il fondamento stesso di una società pluralista come la nostra in Occidente, giustamente basata sul rispetto reciproco. L’altro ieri sono stato nel centro di Bruxelles, dove si è svolto un raduno di responsabili politici, e si sentiva molto la solidarietà.

Che messaggio deve fare passare oggi la Chiesa cattolica in Belgio?

Anzitutto un messaggio di solidarietà. Il rischio attuale, nella nostra società in Occidente — ed è quello che vogliono ottenere i terroristi — è che la popolazione si divida, che ci sia odio nei confronti dell’islam. È un grande pericolo. Bisogna anche dire che in questo momento, nella prova che stiamo vivendo, i cristiani devono fare sentire che la Chiesa è al centro della società con il suo messaggio. E questo in un’epoca in cui c’è piuttosto la tendenza a privatizzare la religione. È anche il momento di mostrare la nostra buona volontà e il nostro desiderio di fare tutto ciò che possiamo come cristiani, a partire dal Vangelo, che è il fulcro della nostra fede. E a partire dall’appello di Gesù. Impegnarci per una società più fraterna, più solidale, costruita sul rispetto dell’altro: questi sono anche valori evangelici, non dimentichiamolo. Ritengo che in questo momento sia molto importante per la Chiesa far passare questo messaggio. Ovviamente per noi, in quanto Chiesa, c’è la forza della preghiera. Penso molto a quanto ha detto il profeta Ezechiele: trasformare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne, anche per coloro che compiono simili attentati. Dobbiamo pregare perché questa violenza cessi, ma anche per dare a noi stessi la forza di continuare a testimoniare il Vangelo in una società costruita sulla fratellanza e il rispetto dell’altro. Tengo molto a questo valore del rispetto dell’altro, poiché è al centro del Vangelo e al tempo stesso al centro delle nostre società.

Durante l’udienza generale Papa Francesco ha condannato con parole molto dure questi attentati.

Sono parole di grande sostegno e di enorme importanza. È molto importante che il Papa, che rappresenta la Chiesa cattolica ma anche un po’ il mondo cristiano, condanni questi attentati con termini così duri.

Come evitare attriti tra cristiani e musulmani in Belgio?

Nel territorio di ogni parrocchia di Bruxelles sono presenti dei musulmani e di solito i rapporti sono molto buoni. Vivere insieme non costituisce un problema. Soprattutto in occasione delle feste musulmane in molte parrocchie e nei quartieri si tengono numerose iniziative. Tuttavia non tutti sono capaci di impegnarsi in un dialogo interreligioso: occorre avere una certa competenza, che manca alla maggior parte delle persone. Inoltre a Bruxelles i rapporti ufficiali dal punto di vista interreligioso sono regolari e ben sviluppati. Ciò è molto importante non solo per l’islam, ma anche per noi. Di fatto, bisogna essere consapevoli che l’islam è presente in Occidente, lo si voglia o no. Considero molto importante che accanto all’islam ci sia un cristianesimo vivo.

Pensa che in Europa il dialogo interreligioso debba ancora evolversi?

Si tratta di un lavoro di ampio respiro che si svolge al vertice, poiché la gente comune, i semplici credenti, non sono in grado di impegnarsi specialmente in un dialogo di tipo teologico. D’altronde, sulla stampa, si vedono sempre più musulmani sostenere un islam contestualizzato nell’Occidente. Questo forse influirà sul dialogo interreligioso, che è fondamentale per la Chiesa, poiché è solo nel contatto con l’altro, nel confronto e nel dialogo che si scopre la propria fede.

di Charles de Pechpeyrou

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10 dicembre 2019

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