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Cristiani e musulmani insieme per vincere la violenza a sfondo religioso

· Messaggio per la fine del Ramadan ·

«Cristiani e musulmani: insieme per vincere la violenza tra fedeli di religioni diverse» è il tema del messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso in occasione della fine del Ramadan 'Id al-Fitr 1431 H. / 2010 a.d. firmato dal presidente, il cardinale Jean-Louis Tauran, e dal segretario, l'arcivescovo Pier Luigi Celata. L'originale del messaggio, in lingua francese, è stato tradotto e diffuso quest'anno in trentuno lingue diverse. Qui di seguito la traduzione italiana e la versione araba del testo.

Cari Amici Musulmani,

1. L' 'Id al-Fitr , la festa che conclude il Ramadan, costituisce, ancora una volta, un'occasione propizia per farvi pervenire cordiali auguri di pace e gioia da parte del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Durante questo mese, vi siete impegnati a pregare, digiunare, aiutare i più bisognosi e rafforzare i legami di parentela e di amicizia. Dio non mancherà di premiare questi sforzi!

2. Sono lieto di sapere che credenti di altre religioni, specialmente cristiani, vi sono spiritualmente vicini in questi giorni, come dimostrano gli incontri amichevoli che spesso offrono anche l'occasione per conversazioni di natura religiosa. Mi piace altresì pensare che questo Messaggio potrà contribuire positivamente alle vostre riflessioni.

3. Non si può non constatare che il tema suggerito quest'anno dal Pontificio Consiglio, Cristiani e Musulmani: insieme per vincere la violenza tra fedeli di religioni diverse , è purtroppo di grande attualità, almeno in alcune regioni del mondo. D'altra parte, il Comitato Misto per il Dialogo, istituito da questo Pontificio Consiglio e dal Comitato Permanente di al-Azhar per il Dialogo tra le Religioni Monoteiste, lo ha scelto come oggetto di studio, di riflessione e di confronto per la sua recente riunione annuale (Cairo, 23-24 febbraio 2010). Vorrei condividere con voi alcune delle conclusioni pubblicate alla fine di questo incontro.

4. Tra le cause della violenza tra fedeli di religioni diverse si possono indicare la manipolazione della religione a fini politici o di altro tipo, la discriminazione sulla base dell'etnia o dell'identità religiosa, le divisioni e le tensioni sociali. L'ignoranza, la povertà, il sottosviluppo, l'ingiustizia sono parimenti fonti dirette o indirette di violenza non solo tra comunità religiose, ma anche al loro interno. Possano le autorità civili e religiose offrire il proprio contributo per porre rimedio a simili situazioni in vista del bene comune di tutta la società! Le autorità civili possano far valere la superiorità del diritto assicurando una vera giustizia per fermare gli autori ed i promotori della violenza!

5. Sono presenti, in questo testo, anche importanti raccomandazioni: aprire i nostri cuori al perdono reciproco e alla riconciliazione per una convivenza pacifica e fruttuosa; riconoscere, come base di una cultura del dialogo, ciò che abbiamo in comune e ciò che ci differenzia; riconoscere e rispettare la dignità e i diritti di ogni essere umano, senza nessuna distinzione basata sull'appartenenza etnica o religiosa; necessità di promulgare leggi giuste che garantiscano l'uguaglianza fondamentale fra tutti; importanza della formazione al rispetto, al dialogo e alla fratellanza nei vari spazi educativi: a casa, a scuola, nelle chiese e nelle moschee. In tal modo saremo in grado di contrastare la violenza tra fedeli di religioni diverse e promuovere la pace e l'armonia tra le varie comunità religiose. L'insegnamento dei capi religiosi, ma anche i testi scolastici che siano attenti a presentare le religioni in maniera oggettiva, rivestono, come l'insegnamento nel suo insieme, un'importanza decisiva nell'educazione e nella formazione dei giovani.

6. Spero che queste considerazioni, come pure le reazioni che susciteranno tra voi e nelle conversazioni con i vostri amici cristiani, possano contribuire alla continuazione di un dialogo sempre più rispettoso e sereno, sul quale invoco le benedizioni di Dio!

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