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Cristiani e musulmani insieme per ricostruire l’Iraq

· Prima messa domenicale nella nuova chiesa di San Paolo a Kirkuk celebrata da monsignor Sako ·

Gioia, commozione e tanta fiducia tra la comunità cristiana di Kirkuk per la prima messa domenicale nella nuova chiesa di San Paolo celebrata dall’arcivescovo di Kerkūk dei Caldei, monsignor Louis Sako, insieme ad altri sacerdoti. L'edificio — che è stato inaugurato giovedì scorso con una celebrazione alla quale hanno assistito anche rappresentanti di altre religioni — sorge nel villaggio di Sikanayan (in kurdo significa Tre fontane) a dieci chilometri dal centro abitato di Kirkuk, ed è il primo luogo di culto cristiano costruito in Iraq dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003. La chiesa servirà una comunità di circa duecento famiglie che si sono recentemente trasferite nella città del Kurdistan dopo l’ondata di violenze che ha colpito le comunità cristiane irachene.

«La Chiesa — ha spiegato a “L’Ossevatore Romano” monsignor Sako — si trova fuori dalle mura cittadine, proprio come la chiesa delle Tre Fontane a Roma che ricorda il luogo in cui è stato martirizzato l’apostolo Paolo. Ed è per questo che domenica, durante l’omelia, ho voluto ricordare Paolo: un cristiano che vive in un contesto particolare, ma che non perde mai il coraggio e la fiducia di andare avanti nonostante le difficoltà. Ho spiegato alla mia comunità parrocchiale quanto fosse importante la figura di san Paolo per la cristianità e cosa ha rappresentato il suo martirio. Nel martirio non c’è soltanto la morte, c’è anche la vita e la presenza costante di Dio». L’area dove è sorta la nuova chiesa è stata donata alla comunità cristiana dal Governo di Baghdad, mentre i finanziamenti per la realizzazione dei lavori sono arrivati, in particolare, dal presidente Jalal Talabani che ha regalato a ciascuna famiglia cristiana diecimila dollari, e da altre donazioni private. «Questo — ha precisato l’arcivescovo — dimostra che la chiesa di San Paolo sarà un luogo speciale e aperto a tutti: cristiani e musulmani». Monsignor Sako si è detto soddisfatto per la grande partecipazione di fedeli alla messa di giovedì scorso che ha visto la presenza di autorità politiche, imam e numerosi membri della comunità musulmana. Alla cerimonia erano presenti anche i responsabili della provincia, gli shaikhs. La preghiera universale è stata letta da uno shaikh musulmano arabo, da un kurdo e da un turkmeno. A seguire un imam ha fatto una preghiera spontanea con l'augurio che questo luogo sia sempre santo e che i cristiani possano pregare e lodare Dio.

«La chiesa è un luogo speciale per pregare e adorare Dio in spirito e verità, così come anche una moschea. I musulmani hanno partecipato con grande gioia alla messa, abbiamo pregato, recitato salmi e cantato inni. Ognuno — ha aggiunto monsignor Sako — ha letto una preghiera universale affinché questo luogo santo rifletta la bellezza di Dio Creatore e anche tutti i valori spirituali: bene, amore, perdono. Cristiani e musulmani abbiamo pregato per la convivenza e per la pace armonica a Kirkuk e in tutto il Paese. L’Iraq, più che mai — ha proseguito — ha bisogno di stabilità e di coesione e questo è possibile ottenerlo soltanto con la collaborazione tra le diverse religioni presenti. Occorre costruire quotidianamente quelle basi che ci consentiranno un giorno di continuare a convivere in pace e serenità come avveniva in passato. I cristiani devono credere in questo Paese e nel futuro della comunità. Se la comunità è unita e ben preparata — ha sottolineato l’arcivescovo di Kerkūk dei Caldei — allora possiamo continuare a sperare in un futuro migliore. Oggi, il dialogo con i musulmani è una conferma, non una semplice utopia e proprio su queste basi occorre lavorare».

A tal riguardo, il prossimo 21 luglio si svolgerà a Kirkuk un convegno, promosso da monsignor Sako, che vedrà la partecipazione di tutti i responsabili politici e religiosi del Paese per individuare insieme come rafforzare il pluralismo e la coesistenza in Iraq. «Mi rendo conto che c’è ancora molto da fare — ha spiegato il presule — il Medio oriente è agitato da episodi di ogni genere, ma c’è la luce. I cristiani in Iraq sono il sale e la luce e la Chiesa deve aiutarli a capire. È questa la nostra missione, dobbiamo andare al di là degli steccati ideologici. La linea del recente Sinodo per il Medio Oriente è proprio questa. Anzi, attraverso il quotidiano della Santa Sede, auspico un maggiore sforzo e un ulteriore impegno della Chiesa per la causa della nostra Regione».

Monsignor Sako si è detto fiducioso per il futuro dei cristiani. «Mi rivolgo alla nostra comunità e la esorto vivamente a non abbandonare il Paese e a testimoniare la loro fede con fiducia e coraggio. Non possiamo essere isolati gli uni dagli altri e vivere da soli perché l’isolamento è una morte lenta, mentre il dialogo e l’apertura sono un segno di vita rinnovata e di crescita. Speriamo di continuare la nostra presenza cristiana insieme ai nostri fratelli musulmani e ad altri nella stabilità, nella sicurezza e nella dignità».

Un segnale positivo di questa coesistenza pacifica è giunto proprio giovedì scorso in occasione della messa inaugurale della chiesa di San Paolo, dove numerosi musulmani hanno assistito alla cerimonia. Tra i presenti anche il presidente del consiglio municipale, un turkmeno, che nel suo discorso ha sottolineato il ruolo dei cristiani nella civiltà irachena e ha apprezzato la loro apertura, la loro moralità e la loro lealtà verso l’Iraq.

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