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Cristiani costruttori di pace

· Il tema del comitato centrale del World Council of Churches in corso a Ginevra ·

Come costruire ecumenicamente la pace nelle comunità cristiane con il coinvolgimento di ogni uomo e di ogni donna? Questa domanda costituisce il tema dell’incontro del comitato centrale del Consiglio ecumenico delle Chiese (World Council of Churches, Wcc), che torna a riunirsi, dal 16 al 22 febbraio a Ginevra, sotto la guida del pastore luterano brasiliano Walter Altmann, a lungo presidente del Consiglio delle Chiese latino-americane e dal 2003 membro del comitato esecutivo del Wcc. Il calendario prevede, più o meno ogni diciotto mesi, un incontro nel quale, secondo una prassi ormai consolidata di lavoro collegiale, prendere delle decisioni per il futuro del Wcc, valutare lo stato dei programmi in corso e intervenire su eventuali situazioni contingenti.

Il vertice segue quello dell’agosto-settembre 2009, nel quale venne stabilito il tema della prossima assemblea generale, oltre a procedere all’elezione del nuovo segretario generale, Olav Fykse Tveit, che prese il posto del pastore Samuel Kobia, il quale lasciava l’incarico dopo un solo mandato. La riflessione sulla prossima assemblea generale, che rappresenta l’evento più significativo dell’attività pubblica del Consiglio ecumenico delle Chiese, è uno dei punti del nutrito ordine del giorno dell’attuale riunione del comitato centrale. L’organismo è composto da 157 membri che testimoniano l’universalità del Wcc, non solo da un punto di vista confessionale ma anche geografico, con una particolare attenzione alle giovani generazioni, ampiamente rappresentate nel comitato centrale. Questa consistente presenza giovanile risponde a una scelta ben precisa, operata nell’assemblea di Porto Alegre, quando emerse con forza l’idea di un rinnovamento dell’organismo affinché manifestasse in modo evidente l’opzione prioritaria di un coinvolgimento dei giovani nella vita ecumenica delle Chiese. Furono infatti in molti a chiedere un ricambio generazionale proprio per favorire un rinnovamento del movimento ecumenico in grado di recepire istanze e proposte e uscire così da una sorta di impasse.

Da questo punto di vista la x assemblea generale, prevista a Busan, in Corea del Sud, nell’ottobre 2013, costituisce un passaggio fondamentale, tanto più che la scelta di tenerla nuovamente in Asia, in un Paese dove il cristianesimo è in forte crescita numerica (anche per la spinta delle comunità evangelicali) e con una forte partecipazione giovanile, è stata determinata, in gran parte, dal desiderio di proseguire sulla strada del rinnovamento, indicata a Porto Alegre. Nonostante l’importanza del dibattito sull’assemblea generale — nella quale si prevede un confronto serrato su temi, come quelli etici, sui quali forte è il contrasto tra alcuni membri del Wcc — i lavori del comitato centrale sono dominati dal tema della pace. Si farà il punto sull’immediata preparazione della Convocazione ecumenica internazionale per la pace, che si terrà dal 17 al 25 maggio a Kingston, in Giamaica, e con la quale si conclude un decennio dedicato dal Wcc alla lotta contro ogni tipo di violenza.

A Kingston si traccerà un bilancio delle centinaia di iniziative e progetti che in questi anni hanno mostrato il costante impegno ecumenico del Wcc, con alcuni significativi risultati, anche se — secondo gli stessi organizzatori della conferenza — molto ancora deve essere fatto, tanto da immaginare la necessità di un altro decennio nel quale continuare a raccogliere i frutti di quanto si è seminato e nel quale pensare a nuovi progetti da condividere con un sempre maggior numero di cristiani. Verrebbe così proseguita la strada di un’azione realmente ecumenica nella lotta alla violenza, con il dichiarato intento di coinvolgere, soprattutto in alcune aree del mondo, anche credenti di altre religioni, come le comunità musulmane. Proprio con queste ultime si chiede una maggiore collaborazione, soprattutto nella definizione di azioni comuni che mettano fine a ogni forma di violenza e discriminazione nei confronti delle donne, con la conseguente promozione del loro ruolo nella società.

A Kingston, anche attraverso la celebrazione della domenica dedicata alla pace (il 22 maggio), nella quale ogni comunità cristiana è chiamata a manifestare uno speciale ringraziamento a Dio per il dono della pace secondo le proprie tradizioni, si cercherà di lanciare un progetto ecumenico per la costruzione della pace nella quotidianità dell’esperienza cristiana, radicandola nella ricerca di una giustizia fondata sui diritti umani, che nascono dalle sacre Scritture e dalle tradizioni delle Chiese. Certamente non si tratta di un passaggio semplice, tanto più che, anche all’interno del Wcc, non mancano posizioni diverse, soprattutto per quanto riguarda i mezzi per la sua realizzazione. Proprio la discussione sulla costruzione della pace nella quotidianità non è circoscritta alla valutazione del decennio contro la violenza e alla preparazione della conferenza di Kingston, ma coinvolge l’intera attività del Consiglio ecumenico delle Chiese, come dimostra anche l’apertura di una mostra, Stitching Peace, nella sede del Wcc a Ginevra, voluta per sottolineare come le arti figurative possano aiutare i cristiani a riscoprire la ricchezza del messaggio biblico contro la violenza e l’ingiustizia. Proprio la Scrittura, infatti, propone modelli di dialogo tra gli uomini che lavorano per la pace in nome di Dio, come ha ricordato il pastore Fykse Tveit nella presentazione ufficiale della mostra.

Negli ultimi mesi numerosi sono stati gli interventi pubblici del segretario generale del Wcc per denunciare le violenze e per rilanciare un impegno comune dei cristiani per farsi costruttori di pace; in particolare, nel mese di gennaio, la voce di Fykse Tveit si è levata, più volte, per esprimere la preoccupazione del Consiglio ecumenico delle Chiese per la condizione dei cristiani in Egitto, per la debolezza del processo di pace in Medio Oriente, per la drammatica situazione economica e per le violazioni dei diritti umani in alcuni Paesi africani. Gli appelli a un maggiore impegno dei cristiani per la pace si inseriscono così in un orizzonte più ampio che vede il Wcc sempre più impegnato nella definizione di un’agenda ecumenica che ponga al centro un programma di gesti concreti in favore della pace, intesa non semplicemente come rifiuto della guerra, ma come superamento di ogni forma di violenza in nome della fedeltà alla Parola di Dio.

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