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Crisi umanitaria in Siria

·  Almeno un milione di sfollati in fuga dai combattimenti ·

Con il passare delle ore l’allarme per la crisi umanitaria in Siria si fa sempre più forte. Almeno un milione di persone — secondo i dati dell’Onu e delle organizzazioni sul campo — sono in fuga dal nord del Paese verso il confine con la Turchia in condizioni disperate. 

L’Onu ha lanciato ieri un appello alla Turchia affinché lasci passare i profughi e permetta l’afflusso dei soccorsi. «Chiediamo ad Ankara di aprire la sua frontiera a tutti i civili in Siria che fuggono da pericoli e necessitano di protezione internazionale, come ha fatto finora accogliendo 2,5 milioni di siriani» si legge in un comunicato dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr).

Secondo le Nazioni Unite c’è il rischio che 300.000 persone rimangano intrappolate ad Aleppo, senza possibilità di accedere agli aiuti umanitari, se il Governo di Assad riuscirà a circondare interamente la città, bloccando ogni via di fuga. Alle persone bloccate ad Aleppo si aggiungono poi quelle che stanno fuggendo da tante altre località dove infuria la battaglia tra i militari governativi di Assad e i ribelli.

L’Europa, intanto, punta il dito contro Mosca. Ieri il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha detto che l’ondata di sfollati dalla zona di Aleppo è «una diretta conseguenza» dei raid russi. Ma il Cremlino respinge le accuse, ricordando che «nessuno ha mai addotto delle prove attendibili» di questo nesso, come ha sottolineato il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov. Mosca, ha poi ricordato Lavrov, ha proposto agli Stati Uniti uno «schema assolutamente concreto per raggiungere una soluzione alla crisi siriana» e spera in una rapida risposta di Washington.

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23 maggio 2019

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