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Crisi senza precedenti

· L’Unhcr denuncia le disastrose condizioni di milioni di profughi siriani ·

Sequestrati dai ribelli decine di caschi blu sulle alture del Golan

La crisi dei rifugiati siriani ingigantisce sempre più. Oltre tre milioni di persone, per metà bambini e ragazzi, hanno varcato i confini per cercare scampo dalla guerra, arrivando in maggioranza in Libano, Giordania e Turchia. A questi vanno aggiunti gli sfollati interni, ormai più di sei milioni e mezzo, in molti casi intrappolati dai combattimenti in zone che gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere. Lo afferma António Guterres, responsabile dell’alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). I profughi siriani, dunque, sono oltre dieci milioni, cioè quasi la metà degli abitanti del Paese. Guterres specifica infatti che la cifra di tre milioni di profughi all’estero accertati non include le centinaia di migliaia di altri siriani non registrati come rifugiati.

Il comunicato ricorda come negli ultimi mesi la situazione sotto questo aspetto sia drammaticamente peggiorata. Meno di un anno fa, infatti, i rifugiati censiti dall’Unhcr erano due milioni. L’Unhcr fa riferimento alle condizioni sempre più spaventose all’interno del Paese per spiegare il drammatico aumento di rifugiati all’estero. Il documento descrive «città in cui la popolazione è circondata, la gente affamata e i civili presi a bersaglio o uccisi senza discriminazione». Guterres afferma che «la crisi siriana è diventata la più grande emergenza umanitaria della nostra era».

Nel frattempo, sui fronti di guerra siriani la situazione si fa sempre più complessa e confusa. L’esercito governativo affida all’aviazione il tentativo di controffensiva nelle regioni nordorientali al confine con l’Iraq teatro da settimane dell’azione dei miliziani dello Stato islamico (Is), che nei giorni scorsi, dopo aver occupato la base militare di Tabqa, hanno compiuto un massacro di soldati del quale è stata diffusa ieri una documentazione fotografica.

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27 maggio 2019

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