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Crisi, l'alba del giorno dopo

· Secondo un rapporto della Banca mondiale e dell'Fmi i Paesi in via di sviluppo sono il vero motore della ripresa ·

Entro il 2015 Asia, America latina e Africa avranno in mano le redini dell'economia mondiale

La vera crescita sta altrove. Non negli otto Paesi più industrializzati, quelli che da soli erodono quasi l'ottanta per cento della ricchezza mondiale, simbolo di un modello economico che la grande crisi ha inesorabilmente licenziato dalla storia. L'alba di una nuova età dell'economia mondiale è già iniziata. I veri protagonisti sono quelli che fino a pochi anni fa erano considerati terre di assoluta miseria e bacini di sfruttamento per gli interessi di altri.

Quasi metà della crescita economica mondiale arriva oggi dai Paesi in via di sviluppo, che entro il 2015 potrebbero addirittura superare in termini di crescita il mondo sviluppato e più ricco. A sostenerlo è un rapporto presentato ieri in vista dell’apertura dei meeting annuali della Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale (Fmi) in un volume intitolato The Day After Tomorrow. A Handbook on the Future of Economic Policy in Developing World . I dati contenuti nel rapporto prevedono per le aree in via di sviluppo una crescita del 6,1 per cento nel 2010, del 5,9 nel 2011 e del 6,1 nel 2012. Per i Paesi ricchi al contrario le stime parlano di una crescita pari al 2,3 per cento nel 2010, al 2,4 nel 2011, al 2,6 nel 2012. Queste divergenze continueranno — secondo la Banca Mondiale — nel medio termine.

A causare una tale differenza sono cinque aspetti: il ritmo più sostenuto del progresso tecnologico, la crescita della classe media, l'aumento dell'integrazione commerciale tra Sud e Sud, il rincaro dei prezzi dei prodotti di base, così come la buona tenuta del mercato del credito, il che consente maggiori investimenti nelle infrastrutture. Ma a fare la vera differenza rispetto al resto del mondo è la salute dei conti pubblici. Nell'Africa subsahariana, una delle regioni più povere del mondo, la crisi ha causato dai 7 ai 10 milioni di nuovi poveri. Tuttavia, sostiene il rapporto, le prospettive di un rafforzamento dell'economia sono favorevoli. Stesso discorso per l'Estremo Oriente: economie forti come l'India e la Cina stanno sempre di più conquistando terreno, anche se restano da compiere importanti progressi nell'integrazione sociale e sul fronte della lotta all'inquinamento globale. «L'orizzonte economico si annuncia molto promettente per i Paesi in via di sviluppo», ha commentato Marcelo Giugale, che dirige le attività di ricerca della Banca mondiale nelle regioni dell'America latina e dei Caraibi. «Il riequilibrio della crescita mondiale nel senso di una molteplicità di elementi motori darà una nuova importanza ai Paesi in via di sviluppo e modificherà anche le loro politiche: in media, assisteremo a un rafforzamento della gestione economica e a un miglioramento dell'amministrazione pubblica, e potremmo anche iniziare a vedere l'inizio della fine di quel che consideriamo povertà». Per Ottaviano Canuto, vice presidente della Banca Mondiale per la riduzione della povertà, «i Paesi in via di sviluppo sono già venuti in soccorso dell’economia globale e rappresentano la nuova locomotiva della crescita, mentre i Paesi ricchi restano stagnanti». Insomma, a tenere in mano le redini dell'economia nel prossimo futuro saranno regioni quali l’Asia orientale, l’America latina, l’Asia del Sud e presto anche l’Africa. Queste regioni, infatti, «hanno il potenziale di trasformarsi nel nuovo mondo sviluppato».

I Paesi dell'attuale mondo sviluppato restano al palo, soprattutto a causa degli enormi problemi creati dalla crisi finanziaria. A questo proposito — ha sottolineato l'Fmi — la parola chiave è sorveglianza. Il board dell'organismo internazionale ha deciso di rendere regolare e obbligatoria «la valutazione sulla stabilità finanziaria per i Paesi membri che hanno settori finanziari importanti a livello di sistema». Il Fondo sottolinea che si tratta di un passo importante per rafforzare la sorveglianza economica del Fmi quello di «tenere in considerazione le lezioni imparate dalla recente crisi, originata negli squilibri finanziari di Paesi interconnessi a livello globale». Un totale di 25 giurisdizioni sono state identificate per avere settori finanziari sistematicamente importanti.

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