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Crimine contro l’umanità

· La Santa Sede e la distruzione del patrimonio culturale nelle zone di conflitto ·

«La tutela delle ricchezze culturali costituisce una dimensione essenziale della difesa dell’essere umano» ha affermato il Pontefice lo scorso 30 novembre, ribadendo come tale custodia rappresenti «una nuova tappa nel processo di attuazione dei diritti umani». Da queste affermazioni di Francesco è partito l’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, intervenendo il 19 aprile a New York a un incontro dedicato proprio alla protezione del patrimonio culturale a rischio a causa dei conflitti bellici.

La necessità di tutelarlo, ha detto Auza, riprendendo le parole di Papa Francesco, «è una preoccupazione drammaticamente 

L’Arco monumentale a Palmira come appariva, visto da est, nel 2010

attuale».

E se «Al Qaeda si è avvalsa del sostegno di ricchi benefattori per alimentare le proprie attività terroristiche, l’Is si è spianato la strada verso la ricchezza saccheggiando, rapendo ed estorcendo, e il saccheggio industriale di “antichità che grondano sangue” è diventato una parte centrale della sua strategia economica, con il suo cosiddetto “ministero delle antichità” che addirittura rilascia licenze a chi scava per saccheggiare, imponendo una tassazione del 20-50 per cento, e favorendo una rete di contrabbando nel mercato nero, con elementi del crimine organizzato di tutto il mondo. È una strategia di guerra deliberata e sistematica, che l’Unesco ha opportunamente definito “epurazione culturale” e che, secondo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in base al diritto internazionale, equivale a un “crimine di guerra”. Il fatto che accada in Medio Oriente, che è così importante per la storia della civiltà e della religione, lo rende ancor più ripugnante».

La protezione dei tesori culturali – ha proseguito -- è una dimensione essenziale nella difesa della persona umana. «È in atto un tentativo, da parte dei terroristi, di cancellare la storia, privare le persone delle loro radici e identità, colpire il loro passato, il loro futuro e la loro speranza. È un attacco non solo contro cose, per quanto preziose, ma anche contro le persone del passato, del presente e del futuro che le apprezzano. È un’aggressione all’ambiente culturale, educativo e religioso di cui esse hanno bisogno per il loro sviluppo integrale».

«È una guerra non soltanto contro tesori insostituibili — ha concluso Auza — ma anche contro coloro che li custodiscono, li hanno custoditi e devono custodirli nelle generazioni future. Così come esiste una responsabilità di proteggere le persone dai crimini contro l’umanità, secondo me esiste anche il dovere di difendere la dimensione culturale di persone e civiltà contro la dissacrazione ora in atto e di promuovere e proteggere i diritti umani delle persone alla propria storia, identità, ambiente, luoghi di apprendimento, culto, ispirazione e altro».

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