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Crimine ambientale
e omicidio collettivo

· ​Il vescovo ausiliare di Belo Horizonte sul disastro alla diga di Brumadinho ·

«Non c’è stato un incidente a Minas Gerais. C’è stato un crimine ambientale e un omicidio collettivo». Parole severe e ben meditate. Sono di monsignor Joaquim Giovanni Mol Guimarães, vescovo ausiliare di Belo Horizonte. Il riferimento è allo spaventoso cedimento della diga della miniera di Brumadinho, gestita dalla multinazionale brasiliana Vale, avvenuto il 25 gennaio scorso. Una tragedia di immani proporzioni che ha registrato, secondo l’ultimo e ancora parziale bilancio disponibile, almeno 157 morti e 182 dispersi.

Per il presule brasiliano, le ricchezze naturali generosamente donate dal Creatore allo Stato di Minas Gerais sono divenute, paradossalmente, anche la sua perdizione. «Minas vede il rapido decimarsi dei suoi fiumi, laghi, terre coltivabili, comunità e culture. Si commettono crimini contro la vita umana, contro l’ambiente e contro il diritto di vivere in comunità e in famiglia», scrive monsignor Mol Guimarães in un articolo diffuso dall’agenzia Fides e intitolato «Aziende minerarie colpevoli di lesa umanità».
Richiamando il messaggio fondamentale contenuto nell’enciclica Laudato si’, sottolinea: «Ciò che è stato lasciato in eredità all’uomo affinché prosperi, abbia una vita piena e la trasmetta alle future generazioni, viene distrutto in poco tempo dall’azione, irrefrenabilmente speculativa e criminale, delle aziende minerarie». Alla ricerca di un lucro «esorbitante», «unico criterio» delle loro azioni, e con «pochi vantaggi per la società», le aziende del settore «optano coscientemente», secondo il vescovo, «per modelli estrattivi dannosi per l’ambiente e per la vita umana», concentrando sempre di più nelle mani di pochissime persone ricchezze sempre più grandi, lasciando gli operai nella povertà «per tutta la loro esistenza» ed esponendoli al rischio della vita.

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18 settembre 2019

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