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Crescono in Europa
i pregiudizi sui rifugiati

· ​Secondo uno studio condotto dal Pew Research Center ·

Washington, 13. È nell’Europa dell’est che i migranti fanno più paura e si alimenta, nell’immaginario comune, l’associazione tra rifugiati e terroristi. 

È quanto emerge da uno studio condotto in Italia, Spagna, Polonia, Grecia, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Svezia, Germania e Olanda dal Pew Research Center di Washington. In generale, in tutti questi dieci Paesi, che insieme rappresentano circa l’80 per cento dei cittadini dell’Unione europea, è diffuso il timore di probabili attentati terroristici (nel 59 per cento degli intervistati) e le preoccupazioni per i costi sociali e la perdita di posti di lavoro (nel 50 per cento). Ma queste due preoccupazioni sono appunto particolarmente diffuse in Ungheria e in Polonia, dove finora in realtà non si sono verificati attentati, mentre l’accoglienza dei richiedenti asilo è stata “scoraggiata” dalla parziale chiusura delle frontiere. Tra gli ungheresi 76 su cento temono i terroristi, mentre 82 su cento danni economici e sociali. Tra i polacchi, invece, 71 su cento hanno paura degli attentati e 75 su cento sono preoccupati di non trovare più lavoro.

Migliore invece la situazione nei Paesi occidentali, con Germania e Olanda (61 su 100) e Italia (60 su cento) che temono in parte gli attacchi violenti. Paradossalmente, visti i fatti di cronaca, è ancora più bassa la percentuale in Francia (46 su cento) e Spagna (40 su cento). Mentre l’incubo della perdita di posti di lavoro tormenta in particolare i greci (72 per cento), gli italiani (65 per cento) e i francesi, 53 su cento. Meno timorosi di disoccupazione e welfare insufficiente sono invece i tedeschi (31 su cento) e gli svedesi.
Dal rapporto del Pew si evince che gran parte degli europei non vedono di buon grado gli immigrati di fede musulmana. In Italia, Ungheria, Grecia e Polonia 6 cittadini su 10 sostengono di avere un giudizio negativo verso le persone di fede islamica. Tra gli intervistati si ha l’impressione che tra i musulmani vi sia la tendenza a restare una comunità distinta dal resto dei residenti anziché a integrarsi e ad apprendere gli usi e i costumi del Paese ospitante.

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