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​Cresciuti in oratorio

· ​Beppe Bergomi, Giacomo Poretti, Davide Van De Sfroos ·

Giacomo Poretti interpreta un sacerdote  nel film «Il cosmo sul comò» (2008)

«Cresciuto in oratorio» è il titolo della campagna che Regione e Diocesi di Lombardia hanno lanciato nei giorni scorsi, con l’obiettivo di risvegliare l’attenzione su un patrimonio educativo di grande incidenza civile. Sono più di duemila, infatti, gli oratori tra il Mincio e il Ticino, con quasi mezzo milione di ragazzi che ogni anno li frequentano e un esercito di centottantamila volontari ad animarne le attività. L’undici per cento dei bambini accolti è di origine straniera. Si sono dati appuntamento a Milano, la sera di San Giovanni Bosco, il cardinale Angelo Scola e i testimonial di quella che nasce come una vera e propria mobilitazione popolare. Ci sono centinaia di ragazzi, a vitalizzare i cortili di Sant’Andrea, le loro famiglie e gli educatori della parrocchia, ma anche volti noti dello sport, dello spettacolo e delle istituzioni, venuti non per guadagnare, ma per dare visibilità. Per metterci la faccia, insomma.

L’appartenenza, dunque, è il primo ingrediente dell’impresa, con un logo che impegna ogni nome alla testimonianza delle proprie radici. Non è ovvia per dei professionisti e più in generale per degli adulti: implica il riconoscere gli anni in oratorio come determinanti la propria identità, ma anche il confessare l’esperienza vissuta pertinente per l’oggi.
Tale sbilanciamento positivo e pubblico costituisce un fattore di novità, rispetto sia a un passato remoto in cui non si poteva non dirsi cristiani, sia a quello prossimo, in cui uno strano ritegno ha celato l’incontro di molti con l’educazione parrocchiale. Un campione come Beppe Bergomi riconosce: «Quarant’anni fa stavi per strada o in oratorio. È lì che ho imparato il calcio e i valori che sono serviti per la vita, la carriera, e che ora spero di aver trasmesso ai miei figli». La cantante Bianca Atzei ricorda quello della parrocchia come il suo primo palcoscenico, spazio non di mera esibizione, ma di comunicazione con i più piccoli. Poretti — comico del trio Aldo, Giovanni e Giacomo — dipinge nel suo monologo un’infanzia tra pallone, gazzosa e calcio balilla, sotto lo sguardo burbero e affettuoso di don Giancarlo.
Si impone, allora, un secondo elemento degno di nota: la sensibilizzazione, pur attivando processi di partecipazione innovativi — dalla produzione di demo, all’apertura di pagine facebook — si struttura essenzialmente sui ricordi ed è così che mobilita emozioni e pensiero. È un’arma a doppio taglio: chi conduce oggi uno o più oratori, in situazioni di notevole complessità, sa bene che nulla è più insidioso della nostalgia rivestita di amarcord.

da Milano
Sergio Massironi

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17 agosto 2019

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