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Crescita come priorità

· Impegno dei leader del g7 al vertice in Giappone ·

Immigrazione e terrorismo le sfide del futuro

Spingere l’economia mondiale è «la nostra più urgente priorità», così il comunicato finale del vertice dei Paesi del g7 tenuto a Ise-Shima, nella prefettura di Mae, in Giappone. «Considerando le specifiche circostanze di ogni singolo Paese, ci impegniamo a rafforzare le risposte in maniera coordinata e di fare maggiori sforzi e politiche equilibrate per ottenere rapidamente una crescita forte, sostenibile e bilanciata», sottolinea il comunicato.

Il direttore dell’Fmi Christine Lagarde con il premier giapponese Shinzo Abe (Afp)Nel documento finale si sottolinea: «Reiteriamo i nostri sforzi per utilizzare ogni strumento, di politica monetaria, fiscale e strutturale, individuale o collettiva, per sostenere la domanda globale» e «continua ogni sforzo per un percorso sostenibile per quel che riguarda il debito». Il g7 è determinato a «implementare strategie fiscali per sostenere la crescita, creare lavoro».

Posizione comune e inequivocabile sul pericolo dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, la cosiddetta Brexit. «L’uscita della Gran Bretagna invertirebbe le tendenze che favoriscono la crescita del commercio mondiale e degli investimenti e conseguentemente dell’occupazione, esponendo la crescita economica a seri rischi», sottolineano i leader.

La più grande crisi di migranti in Europa dalla seconda guerra mondiale è un problema «mondiale» che deve essere affrontato in maniera solidale: è quanto hanno poi convenuto i leader dei sette Paesi più industrializzati che hanno promesso un aumento di aiuti e invitato a far fronte alle cause delle migrazioni.

«Siamo impegnati — prosegue il comunicato — ad aumentare gli aiuti globali per soddisfare i bisogni immediati e a lungo termine dei rifugiati e delle altre persone sfollate e quelle delle comunità di accoglienza». Nel comunicato non è indicata alcuna cifra. Ma secondo il cancelliere tedesco, Angela Merkel, il gruppo ha deciso di focalizzarsi quest’anno «in particolare sull’Iraq» e fornirà a Baghdad 3,6 miliardi di euro.

Parallelamente, sottolinea il g7, si devono affrontare le «cause profonde» di questi massicci spostamenti di popolazione», spostamenti causati da conflitti, fragilità delle istituzioni, insicurezza, fattori demografici, economici e ambientali, nonché i disastri naturali. «Il g7 ricorda che «solo accordi politici duraturi conclusi all’interno dei Paesi di origine, tra cui la Siria, porteranno soluzioni permanenti ai problemi degli spostamenti forzati, in particolare dei rifugiati».

Il g7 ha anche adottato un piano d’azione per combattere il terrorismo e l’estremismo violento, che prevede un maggiore scambio di informazione dei servizi di intelligence e più collaborazione nella sicurezza delle frontiere. Di fronte a questa «urgente minaccia per la sicurezza globale», i leader hanno chiesto «maggiore sforzi coordinati e a livello collettivo», e hanno sollecitato le autorità nazionali affinché coinvolgano il settore privato, le organizzazioni civili e la società nel suo complesso.

Nel comunicato, i capi di Stato e di Governo hanno anche denunciato «le atrocità e gli abusi dei diritti umani da parte del cosiddetto Stato islamico (Is), Al Qaeda e le altre organizzazioni terroristiche, una sfida per la pace, la sicurezza e i valori condivisi dalla comunità internazionale».

Sempre nel documento finale, i sette Paesi condannano «nel modo più deciso il test nucleare condotto dalla Corea del Nord nel mese di gennaio e il successivo lancio di missili balistici. Atti come questo violano diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e rappresentano un grave pericolo per la pace nazionale e internazionale e la sicurezza. Per quanto riguarda la crisi libica i leader hanno sottolineato di lavorare «a stretto contatto con il Governo di unità nazionale al fine di legittimare l’Esecutivo di Tripoli e offriamo supporto per restituire la pace, la sicurezza e la prosperità».

Sulla crisi in Ucraina i leader «hanno concordato sull’importanza vitale che a giugno siano prolungate le sanzioni alla Russia». Così il premier britannico, David Cameron, dopo la sua conferenza stampa conclusiva in Giappone. Le dichiarazioni del g7 sulla necessità di prolungare le sanzioni contro la Russia sono «assurde, perché i partecipanti a questa struttura pongono l’esecuzione degli accordi di Minsk» per il conflitto ucraino «come condizione per abolire le sanzioni»: lo ha dichiarato il vice-ministro degli Esteri russo, Serghiei Riabkov.

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27 giugno 2019

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