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Cresce l’intolleranza
in Indonesia

· Casi di violenza contro i cristiani anche a Jakarta ·

 L’intolleranza religiosa sta crescendo in Indonesia, il paese a maggioranza islamica più popoloso al mondo: oltre l’82 per cento dei suoi abitanti (circa 260 milioni di persone) sono musulmani mentre poco più del 10 per cento della popolazione è cristiana.

In un rapporto del “Setara Institute”, prestigioso centro studi su società e religione con sede a Jakarta, nei primi sei mesi del 2018 si sono verificati almeno un centinaio di episodi di aperta violazione della libertà di religione e una quindicina di azioni violente, in episodi diffusi in venti province indonesiane. L’Indonesia, secondo l’istituto di ricerca, riscontra un numero crescente di casi di intolleranza religiosa. Il Setara Institute, che svolge attività di ricerca e difesa della democrazia, della libertà e dei diritti umani, ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto dedicato allo stato della libertà religiosa nella nazione. La maggior parte degli abusi si sono verificati nella capitale dell’Indonesia, Jakarta, che ha superato la provincia di West Java, in passato teatro del maggior numero di episodi. «Vogliamo che il mondo sappia che stiamo soffrendo per Cristo. Negli ultimi anni — ha dichiarato Johannis Hus Lumenta, pastore e segretario generale della Chiesa pentecostale all’agenzia Fides — circa una ventina di fedeli vengono uccisi ogni anno, a causa della loro fede in Cristo. Ma non scendiamo a compromessi. Siamo persone che vivono per e con Cristo». Secondo il pastore, «c’è molta ingiustizia in Indonesia», dove il prossimo anno si svolgeranno le elezioni presidenziali. «La sfida più grande ora — ha spiegato Lumenta — è garantire che tutti abbiano il diritto di osservare la propria fede. Se il governo interviene sul modo in cui le persone vogliono adorare Dio, questo diventa un problema istituzionale. La libertà religiosa è essenziale». Da diverso tempo, i cristiani sono presi di mira da gruppi islamisti, indottrinati dalla propaganda del jihad, che osteggiano apertamente la costruzione di chiese o di case di preghiera, accusando le comunità di non avere i requisiti per costruire i loro edifici di culto.

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20 settembre 2019

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