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Cresce la preoccupazione
dopo l’attacco
agli impianti sauditi

· Donald Trump minaccia Teheran di ritorsioni mentre si impenna il prezzo del petrolio ·

Sempre più tesa la situazione nel Golfo dopo gli attacchi di sabato scorso con i droni agli impianti petroliferi sauditi della compagnia nazionale Aramco, che hanno fatto schizzare il prezzo del greggio del 20 per cento, come non succedeva da quasi trent’anni, al tempo dell’invasione irachena del Kuwait.

Uno dei siti petroliferi attaccato da droni in Arabia Saudita (Ansa)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato ritorsioni contro Teheran, ritenendo che i droni siano partiti dal territorio iraniano. «Stiamo vedendo se l’Iran è dietro gli attacchi in Arabia Saudita. Non voglio una guerra con l’Iran, cercherò di evitarla, ma gli Stati Uniti sono pronti con le migliori armi, jet, missili e altri sistemi», ha detto Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. Le già accese tensioni tra Teheran e Washington hanno, dunque, avuto un’impennata nelle ultime ore, minando la possibilità di un incontro tra Trump e il presidente iraniano, Hassan Rohani, che si sarebbe potuto svolgere a margine della prossima Assemblea generale dell’Onu, incontro che oggi è stato escluso dalla Guida suprema iraniana, Ali Khamenei.

Riad non ha comunque accusato espressamente la Repubblica islamica di quanto accaduto. Le indagini iniziali hanno suggerito che gli attacchi alle installazioni petrolifere «non sono stati lanciati dallo Yemen», come rivendicato invece dai ribelli huthi, «e le armi sono iraniane», ha riferito il portavoce delle forze armate saudite, il colonnello Turki al-Malki. Teheran continua a respingere «categoricamente» ogni accusa, ma l’amministrazione Usa ha diffuso foto satellitari che mostrerebbero almeno 17 punti di impatto sulla raffineria coerenti con un attacco proveniente dal Golfo persico settentrionale, quindi dall’Iran o dall’Iraq (che ha però smentito). Alcuni responsabili militari statunitensi ipotizzano che possa essere stata usata una combinazione di numerosi droni e missili da crociera.

Sulla intricata vicenda è intervenuto anche il presidente della Russia, Vladimir Putin, che ha invitato l’Arabia Saudita ad acquistare il sistema missilistico russo di difesa aerea S-300. Da Teheran in queste ore è arrivata la notizia del sequestro da parte dei pasdaran, i Guardiani della rivoluzione iraniana, nello stretto di Hormuz di una nave sospettata di contrabbandare gasolio verso gli Emirati Arabi Uniti, ma nello stesso tempo è stato annunciato che la petroliera britannica Stena Impero, sequestrata nel luglio scorso, sarà rilasciata «a giorni».

Nel condannare gli attacchi, l’Onu ha invitato a non trarre conclusioni affrettate contro l’Iran, mentre i mercati internazionali — nonostante la disponibilità delle riserve strategiche americane e saudite — cominciano a fare i conti sul più grande danno causato da un singolo evento al settore petrolifero. Secondo fonti vicine ad Aramco, ci vorranno mesi, non settimane, per ripristinare la piena produttività.

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06 dicembre 2019

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