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Cresce a Madrid l'attesa per la Gmg

· Il 16 agosto la cerimonia inaugurale e due giorni dopo l’arrivo di Benedetto XVI ·

Il contatore sul sito internet www.madrid11.com avverte che mancano appena 25 giorni all’inizio della Giornata mondiale della gioventù nella capitale spagnola; due in più all’arrivo di Benedetto XVI, che vi sosterà dal 18 al 21 agosto.

A meno di un mese i preparativi procedono a gran ritmo. Tutto è pronto nell’aerodromo di Cuatro Vientos, dove il Papa presiederà la veglia sabato 20 e la messa conclusiva nella mattina di domenica 21; lo stesso vale per l’area di piazza Cibeles, dove sarà celebrata — senza il Pontefice — la messa inaugurale del 16, e dove si svolgeranno anche l’accoglienza al Papa il 18 e la Via crucis il 19 agosto.

E a proposito di quest’ultimo avvenimento, molto atteso in ogni Gmg, don Eric Jacquinet, responsabile della sezione giovani del Pontificio Consiglio per i Laici, illustra al nostro giornale alcuni particolari. «Nelle varie stazioni — dice — sarà portata da giovani provati dalla vita». Il messaggio è — aggiunge — «mostrare che Gesù è vicino alla loro sofferenza e indica il cammino per andare avanti. Cristo è vicino ai giovani toccati dalla sofferenza». Per questo sono stati scelti giovani provenienti da zone di conflitto come la Terra Santa e l’Iraq — dovrebbero essere almeno duemila i pellegrini dai Paesi arabi — o dove i cristiani sono perseguitati a causa della fede, come l’India e l’Egitto, o colpite da disastri naturali, come Giappone e Haiti; migranti oggi residenti in Spagna ma originari dell’America Latina; disabili, malati di Aids e disagiati, con i volontari che se ne prendono cura.

Inoltre, come di consueto, avvenimenti culturali e di festa faranno da contorno ai momenti liturgici. Nei giorni precedenti l’arrivo del Papa, infatti, centinaia di vescovi terranno catechesi sul tema della Gmg: 250 i luoghi selezionati, 75 sono solo per i gruppi di lingua spagnola, i più numerosi. Ma tra i trenta idiomi previsti ci saranno anche l’arabo, il cambogiano, il vietnamita, il cinese — nelle versioni mandarino e cantonese — e la lingua dei segni per i non udenti. «Un vescovo parlerà normalmente — spiega in proposito Jacquinet, alla sua prima esperienza organizzativa di una Gmg — e gli interpreti tradurranno a seconda dei Paesi di provenienza dei giovani sordi». Tra i gruppi di catechesi più originali, anche quello per l’Euregio, che unisce coetanei franco-tedeschi delle zone di confine tra i due Paesi.

Inoltre a Madrid tutti gli appuntamenti saranno trasmessi non solo da radio, televisioni e web, ma grazie a telefonini e smartphone, anche dai social network, «che potranno avvicinare i giovani in Spagna — commenta il giovane sacerdote francese — con quelli rimasti a casa». E se nel luglio 2008 a Sydney le tecnologie informatiche hanno fatto il loro ingresso trionfale nelle Gmg, oggi a Madrid con la diffusione dell’iPhone il balzo in avanti è ancora maggiore. «Attraverso queste tecnologie — afferma Jacquinet — molti più giovani potranno seguire la Gmg e partecipare spiritualmente, anche se lontani fisicamente. Però occorre un po’ di prudenza, anzitutto per i costi delle chiamate internazionali e per l’eventuale necessità di dover cambiare numero».

Tra le novità di Madrid 2011 anche la distribuzione dei pasti ai pellegrini: «non ci sarà più un grande distributore unico — informa Jacquinet — ma i giovani potranno pranzare con i ticket-restaurant nelle strutture che espongono il logo della Gmg in vetrina».

Al di là di tutti gli aspetti organizzativi, per l’officiale del Pontificio Consiglio per i Laici c’è una certezza di fondo: «a operare è lo Spirito Santo, che sa parlare al cuore dei giovani. Per questo motivo ogni Giornata della gioventù ha portato vocazioni, risvegli di fede, conversioni. Non ci sono strategie di conquista, ma l’azione rinnovatrice ed efficace dello Spirito».

E i numeri sembrano dargli ragione: quasi mezzo milione i giovani iscritti da duecento Paesi — cifra mai raggiunta in passato in questo periodo — e trentamila i volontari impegnati; quindicimila i sacerdoti che accompagneranno i giovani insieme a oltre settecento vescovi.

Intanto, lunedì sera, 18 luglio, sono arrivati i due simboli dei grandi raduni internazionali delle nuove generazioni: la croce lignea e l’icona mariana. Hanno raggiunto la capitale spagnola dopo aver visitato le 63 diocesi del Paese, percorrendo quasi ventimila chilometri. Ad accoglierle, nella cattedrale dell’Almudena, centinaia di ragazzi e di ragazze dell’arcidiocesi che hanno partecipato alla veglia di preghiera presieduta dal cardinale Antonio María Rouco Varela. Il porporato si è rivolto ai presenti sottolineando come la Giornata mondiale della gioventù sia per lui un motivo di gioia e un motivo di orgoglio per la Chiesa madrilena. «Gesù è la verità che illumina ogni uomo che viene nel mondo», ha spiegato. Da qui l’invito ad «abbracciare la croce di Cristo, lo strumento che avvicina alla vittoria sulla morte fisica. La croce dei pellegrini è un simbolo della vittoria di Gesù sulla morte e il dolore». Infine ha auspicato il successo di questo avvenimento imminente, affinché la Gmg divenga «una pietra miliare nella storia della salvezza». La croce e l’icona resteranno in cattedrale fino al 30 luglio, dopodiché saranno ospitate in altre chiese della capitale.

Nelle stesse ore in cui i due simboli venivano accolti nella cattedrale madrilena, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, durante una conferenza al corso estivo «I giovani e la Chiesa cattolica» presso l’Università Re Juan Carlos, aveva messo in evidenza come «la situazione dei giovani in Spagna non sia affatto facile, né esente da sofferenze». La causa andrebbe ricercata nell’elevato livello di disoccupazione, che «comporta scoraggiamento e conflitto sociale». Per questo è necessario aiutare i più poveri, «tra cui i giovani, che non hanno lavoro e vivono con una cultura della delusione che li ignora». Quanto alla Gmg, il cardinale spagnolo ha sottolineato che essa porterà speranza per i giovani del Paese. «Come qualsiasi pellegrinaggio — ha detto — essa è una parabola di ciò che è la vita, con le sue gioie e i suoi dolori», in cui «possiamo essere senza niente e, allo stesso tempo, avere tutto». Per il cardinale, sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI «non hanno mai rinfacciato nulla ai giovani, non hanno condannato, ma proposto un programma esigente e allo stesso tempo appassionante».

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