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Camminare insieme
per costruire una società inclusiva

· Al suo arrivo a Bucarest il Pontefice incoraggia le autorità della Romania a lavorare per il bene comune ·

Una società «può dirsi veramente civile» solo se «prende a cuore la sorte dei più svantaggiati»; solo se «i più deboli, i più poveri e gli ultimi non sono visti come indesiderati, come intralci, ma come cittadini, come fratelli». È questo il primo messaggio che Francesco ha lanciato da Bucarest iniziando stamane, giovedì 31 maggio, il viaggio di tre giorni in Romania a vent’anni dalla storica visita compiuta da Giovanni Paolo II.

Parole che assumono un significato ancor più incisivo se si considera che il paese — per la prima volta da quando è entrato a far parte dell’Unione europea — presiede in questo semestre il Consiglio europeo. Il Pontefice le ha pronunciate nel Palazzo presidenziale, incontrando le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, subito dopo l’atterraggio all’aeroporto internazionale della capitale romena e gli appuntamenti protocollari con il capo dello Stato e il primo ministro.

Nel suo intervento Francesco ha ripercorso «i trent’anni trascorsi da quando la Romania si liberò da un regime che opprimeva la libertà civile e religiosa e la isolava», portando «alla stagnazione della sua economia e all’esaurirsi delle sue forze creative». Da allora il paese si è impegnato «nella costruzione di un progetto democratico — ha proseguito — per il fondamentale riconoscimento della libertà religiosa e per il pieno inserimento del Paese nel più ampio scenario internazionale». Da qui l’incoraggiamento di Francesco «a continuare a lavorare per consolidare le strutture e le istituzioni», senza però tralasciare di considerare i problemi. E il suo pensiero è andato subito «al fenomeno dell’emigrazione, che ha coinvolto diversi milioni di persone». Ecco allora l’omaggio del Papa «ai sacrifici di tanti figli e figlie della Romania che, con la loro cultura, il loro patrimonio di valori e il loro lavoro, arricchiscono i Paesi in cui sono emigrati» e «aiutano le famiglie rimaste in patria».

Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico

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