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Costruire
una città per tutti

· ​La testimonianza professionale cristiana di Leonardo Benevolo ·

Di Leonardo Benevolo, scomparso il 5 gennaio scorso, si conserva all’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte una caricatura autoritratto di oltre settant’anni fa, che risale a quando l’autore, appena ventiduenne, stava concludendo i suoi studi universitari e si accingeva a tenere una delle sue prime conferenze sugli affreschi di Antonio D’Enrico detto il Tanzio, al Sacro Monte di Varallo. La vocazione dell’illustratore, in tutti i sensi e nell’accezione più alta del termine, è qui già evidentissima.

Un acquerello inedito di Leonardo Benevolo

Quel giovane, mentre si autoridimensiona bonariamente in pochi tratti e in qualche pennellata a tempera, sa che si accinge a cercare di elevare il discorso sulla città e che questo è un affare serio, che richiede attitudini e abitudini di studio e lavoro rigorose e impeccabili. Ma anche capacità di sintesi. Davvero un perfetto autoritratto, quasi una completa e sintetica precognizione di una vita intera, prima ancora che tutto abbia corso. Un documento più unico che raro sulla attenzione necessaria nel lasciare spazio allo spirito innato che muove ciascuno.
Leonardo Benevolo era nato sul lago d’Orta, a San Giulio in provincia di Novara, il 25 settembre 1923. Con la sua morte se ne è andato anche il secondo dei due amici, divenuti poi consuoceri, grandi maestri dell’urbanistica bresciana, che avevano in comune non solo le iniziali LB: l’assessore Luigi Bazoli, infatti, legato per motivi di famiglia al fratello di Papa Montini, persa la moglie nella strage di piazza della Loggia, è morto investito da un’auto ormai oltre un quarto di secolo fa. Era lui che aveva chiamato Benevolo a Brescia negli anni settanta. Insieme per tre lustri avevano lottato contro la speculazione edilizia e fondiaria: sino a costruire un frammento esemplare del sogno per il quale si era battuto ed era caduto il ministro Fiorentino Sullo. Insieme Bazoli e Benevolo hanno costruito una città che potesse razionalmente permettersi di offrire ai propri cittadini (anche ai meno fortunati, capaci e abbienti) terreni e case a prezzi accessibili, nuovi quartieri, il restauro del centro storico, il recupero dell’area archeologica in centro, la metropolitana e una rete efficiente di trasporto pubblico, perfino l’impiego degli scarichi industriali per il teleriscaldamento domestico. Tutto senza tassare la cittadinanza, semplicemente vigilando perché non venisse depredata e derubata, avvilita dalla corruzione. Sono arrivati a investire le risorse delle casse comunali anche al di fuori dei confini del comune di Brescia, tanto vigoroso era il circolo virtuoso che erano riusciti a innescare.  

di Francesco Scoppola

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20 agosto 2019

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