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Costruire ponti
per seminare speranza

· ​Conclusa la visita di Papa Francesco in Marocco ·

Il futuro è dei «costruttori di ponti». Sono loro che portano avanti il dialogo tra gli uomini e seminano speranza nel mondo. Al contrario, «coloro che costruiscono i muri» seminano soltanto paura e sono destinati a finire «prigionieri» degli stessi muri che hanno eretto.

A conclusione del viaggio in Marocco, conversando con i giornalisti sul volo di rientro a Roma, il Papa ha sintetizzato così uno dei messaggi chiave delle due intense giornate trascorse nel paese maghrebino. Una visita che ha avuto come filo conduttore la ricerca di un dialogo «rispettoso delle ricchezze e delle specificità di ogni popolo e di ogni persona». E che, proprio in questo spirito, ha offerto agli occhi del mondo un segno concreto di condivisione con l’appello che il Pontefice e il re Mohammed VI hanno firmato nel pomeriggio di sabato 30 marzo, invocando a una sola voce un futuro di pace per Gerusalemme, la «città santa» considerata «patrimonio comune dell’umanità, luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica».

Per cristiani e musulmani quella del dialogo è una «sfida» fondamentale che «tutti siamo chiamati a raccogliere — ha avvertito Francesco nel discorso rivolto alle autorità politiche e civili del Paese — soprattutto in questo tempo in cui si rischia di fare delle differenze e del misconoscimento reciproco dei motivi di rivalità e disgregazione». Un monito che il Papa ha lanciato facendo riferimento anche alla «grave crisi migratoria che oggi stiamo affrontando» e rivolgendo alla comunità internazionale «un appello urgente a cercare i mezzi concreti per sradicare le cause che costringono tante persone a lasciare il loro Paese, la loro famiglia, e a ritrovarsi spesso emarginate, rifiutate».

Le parole del Pontefice hanno subito trovato riscontro nel toccante incontro con un gruppo di migranti assistiti dalla Caritas di Rabat, a conclusione della prima giornata trascorsa nella capitale. Dinanzi a loro il Pontefice ha ribadito la richiesta di garantire «possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione», ampliando i «canali migratori regolari» e togliendo spazio «ai “mercanti di carne umana” che speculano sui sogni e sui bisogni dei migranti».

La giornata di domenica 31 è stata scandita da due incontri significativi con la comunità cattolica marocchina. Quello con il clero e i religiosi, svoltosi in mattinata nella cattedrale di Rabat, ha avuto una forte impronta ecumenica e ha dato modo a Francesco di rilanciare l’impegno comune tra i cristiani e tra questi ultimi e i musulmani. Quindi, nel pomeriggio, la messa nel complesso sportivo Prince Moulay Abdallah, è stata caratterizzata da un ulteriore invito a «superare le miopi logiche di divisione» e a «vivere non come nemici, ma come fratelli».

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20 agosto 2019

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