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Costretti a combattere

· ​Il dramma dei bambini soldato nel Sud Sudan ·

«Il sogno che avevamo condiviso per i bambini di questo giovane Paese è diventato un incubo». Le parole del vicedirettore esecutivo dell’Unicef, Justin Forsyth, fanno ben capire la situazione drammatica dell’infanzia in Sud Sudan, Paese africano che vive una fase di grave crisi politica e sociale, di cui sono soprattutto i bambini a pagare il prezzo più alto. Parlando da Nairobi, di ritorno da una missione a Bentiu e Juba nel Sud Sudan, Forsyth ha detto: «In questo momento delicato per la breve storia del Sud Sudan, l’Unicef teme che sia imminente un ulteriore reclutamento di bambini». 

È infatti quella del reclutamento forzato la principale piaga che minaccia oggi i bambini del Sud Sudan. Lo conferma un rapporto dell’Unicef, presentato ieri, che traccia un bilancio complessivo della diffusione di questo fenomeno in Africa, concentrandosi soprattutto sul contesto sudsudanese. Stando al documento, sono più di 650 i bambini reclutati da gruppi armati dall’inizio dell’anno e costretti a combattere. E l’escalation del conflitto che oggi dilania il Paese, quello tra il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Rijek Machar, rappresenta «un grave rischio per decine di migliaia di bambini» che si troveranno costretti a imbracciare un fucile. «Quando si attraversano le zone rurali del Sud Sudan si vedono ovunque bambini soldato» ha detto Forsyth.
Che le dimensioni del fenomeno siano drammatiche in questa parte dell’Africa lo fanno ben capire anche gli altri dati. Uno su tutti: sono circa 16.000 i bambini reclutati dai gruppi armati dall’inizio del conflitto nel dicembre del 2013. Nel 2015 l’Unicef ha supervisionato il rilascio di 1775 ex bambini soldato, in quella che è stata la più grande smobilitazione di minori di tutti i tempi. «È in corso una massiccia mobilitazione per arruolare più gente possibile nei gruppi armati perché tutti sentono che la violenza sta per esplodere di nuovo e per questo stanno reclutando anche i giovanissimi» ha spiegato Forsyth.
E proprio oggi sull’account @terzaloggia viene pubblicato un tweet che fa riferimento a un recente intervento di Simon Kassas, incaricato d’affari presso l’Osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, sulla questione dei bambini soldato. «La piaga dei bambini coinvolti in un conflitto armato deve risvegliare le coscienze di tutte le parti in causa per deporre le armi» si legge nel tweet.

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