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Costretti
a combattere

· Sempre alto nel mondo il numero dei bambini-soldato ·

Nelle prossime settimane, circa tremila bambini-soldato saranno gradualmente rilasciati da un gruppo armato in Sud Sudan. Lo ha annunciato l’Unicef, precisando che un primo gruppo di duecentottanta piccoli combattenti è già tornato in libertà. 

Proprio l’agenzia per i minori delle Nazioni Unite ha contribuito a negoziare il rilascio dei minori, che hanno dagli undici ai diciassette anni di età. «Questi bambini-soldato sono stati costretti a fare e vedere cose che nessuno dovrebbe mai provare» ha affermato il rappresentante dell’Unicef per il Sud Sudan, Jonathan Veitch. I minori erano stati arruolati da una fazione dell’esercito democratico del Sud Sudan, un gruppo armato il cui leader, David Yau Yau, ha firmato un accordo di pace con il Governo di Juba lo scorso anno. Ad accogliere con favore la notizia del rilascio dei piccoli è stato anche il segretariato generale delle Nazioni Unite per i minori nei conflitti armati, il quale ha sottolineato che tutti questi bambini, gettati senza scrupoli nel mezzo di un conflitto violento, impiegheranno mesi, se non anni, per riprendersi da ciò che hanno vissuto. Il rilascio annunciato nel Sud Sudan è senza dubbio un passo nella giusta direzione, ma in altre parti del mondo sono ancora migliaia i bambini reclutati. Ad esempio nel sud-est asiatico, particolarmente in Myanmar, le cui forze armate figurano tra i sette eserciti del mondo nei quali è più frequente l’impiego di bambini nei conflitti. Il rilascio in questi giorni di alcuni minorenni da parte dell’esercito del Myanmar sottolinea l’impegno del Governo nel risolvere questa situazione, ma ciò ancora non basta.

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