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Costrette a partorire
bambini da vendere

· Scenario da incubo messo in luce a Lagos, in Nigeria ·

Una scenario da incubo, una orribile «fabbrica di bambini» nella quale lavoravano loro malgrado almeno 19 giovani nigeriane, tenute in stato di schiavitù e costrette a partorire bambini da destinare a traffici turpi. Tanto ha scoperto la polizia di Lagos, che ha liberato 19 giovani donne in stato di gravidanza e quattro neonati da diversi edifici. L’operazione contro la tratta di bambini sarebbe avvenuta il 19 settembre, ma tenuta finora segreta per permettere agli agenti di individuare e fermare tutti i sospetti.

Non è ancora chiaro se le vittime coinvolte, aventi tra i 15 e i 28 anni di età, siano arrivate nelle strutture già in stato di gravidanza, o se siano state messe incinte con la violenza. Molte tra loro sarebbero provenienti dagli stati meridionali e orientali di Rivers, Cross River, Akwa Ibom, Anambra, Abia e Imo, dove le registrazioni di maternità illegali negli scorsi anni sono state più frequenti. Alcune sarebbero scappate da queste regioni a causa di pregiudizi verso le gravidanze extraconiugali. Una tra le donne liberate ha riferito di essere rimasta incinta dal suo compagno e di essere andata a Lagos per trovare lavoro, sotto suggerimento di sua zia. Suo figlio è morto durante l’intervento della polizia, dopo tre giorni di travaglio indotto al settimo mese di gravidanza.

Secondo il portavoce della polizia Bala Elkana, molte tra le ragazze sarebbero state condotte a Lagos nell’illusione di trovare lavoro come domestiche, mentre altre «sapevano perfettamente cos’erano venute a fare» e speravano di ricevere in cambio somme di denaro. Secondo quanto riportato dal giornale locale The Vanguard, un’altra delle giovani ha avuto sette rapporti sessuali non consensuali prima di rimanere incinta. Elkana ha precisato che sono state individuate e fermate due infermiere che lavoravano nei centri, ma la polizia sta ancora cercando una terza donna responsabile. L’organizzazione, ha spiegato il portavoce, teneva le donne nei centri fino al parto, occupandosi in seguito della vendita dei neonati, con ricavi fino a 760 euro per le bambine e 1265 euro per i bambini. La polizia non ha ancora «stabilito a chi né a che fine venivano venduti» i piccoli.

Secondo i dati del 2018 della Banca mondiale, più della metà della popolazione nigeriana vive in condizioni di povertà, disponendo di meno di 1.90 dollari al giorno per vivere. L’ente nazionale di ricerca nigeriano stima che il 75 per cento delle vittime di traffico di esseri umani siano donne, in gran parte destinate allo sfruttamento sessuale.

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15 novembre 2019

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