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Costi sociali
di una riforma

· Un accesso dibattito accompagna in Brasile l’iter della Pec 241 ·

Approvata alla seconda votazione dalla camera dei deputati, la proposta legislativa del governo brasiliano nota come Pec 241 (Proposta de Emenda à Constituição 241) che, per abbattere il debito pubblico, riduce pesantemente la spesa nei settori della salute e dell’istruzione attende ora il voto del senato. Se anche la camera alta dovesse esprimersi per il sì il provvedimento entrerebbe nella carta costituzionale, diverrebbe operativo a partire dal 2017 e potrebbe essere rivisto solo nel 2026. 

A quella data gli investimenti per la salute sarebbero ridotti dall’attuale 1,6 per cento del pil all’1,3 per cento e quelle per l’istruzione scenderebbero dallo 0,9 allo 0,7 per cento. All’indomani del voto della camera non si sono fatte attendere le proteste dell’opposizione e di movimenti e associazioni impegnate nel sociale. Anche l’episcopato, attraverso un comunicato della conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) del 27 ottobre, si è espresso con toni severi. La Cnbb ha definito la Pec ingiusta e selettiva, perché fa pagare ai lavoratori e ai poveri «i conti del mancato controllo delle spese». Secondo i vescovi, dal momento che non è previsto né un limite per il pagamento degli interessi, né la tassazione sui grandi patrimoni e nemmeno un’inchiesta sul debito pubblico, la Pec si schiera apertamente dalla parte di chi detiene di fatto il potere economico. E ancora: «La Pec è un affronto alla Costituzione, intervenendo sugli articoli 198 e 212, che garantiscono un limite minimo di investimento nelle aree della salute e dell’istruzione». A partire dal 2018, sottolineano i vescovi, «la quota assicurata a questi settori avrà un nuovo criterio correttivo che sarà l’inflazione e non più l’attuale finanziamento al netto delle spese, come prevede la Costituzione federale».

Da parte sua il governo, come anche sottolineato dal ministro delle finanze, Henrique Meirelles, giustifica il provvedimento con l’urgenza di far ripartire l’economia.

da Rio de Janeiro Federico Jorio

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24 agosto 2019

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