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Così vicini, così lontani

· Il Forum di Davos offre occasione di confronto anche tra Paesi in conflitto ·

Politica, diplomazia ed economia s’intrecciano al Forum economico mondiale in corso a Davos, in Svizzera. Quello che sulla carta si presentava come un vertice tecnico sui temi della crisi e della ripresa, può diventare un’occasione di confronto per leader e per Paesi distanti, se non apertamente in conflitto, tra loro. E infatti, oggi, a poca distanza l’uno dall’altro, sono previsti gli interventi del presidente iraniano, Hassan Rohani e del premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

Assente dal vertice di Montreux, Rohani ha scelto il Forum di Davos per esprimere la posizione iraniana sulla crisi siriana: «La soluzione migliore è organizzare libere e democratiche elezioni». E «nessuno da fuori può decidere il futuro della Siria» ha aggiunto, auspicando che «tutti lavorino insieme per sconfiggere il terrorismo». Nel suo intervento Rohani non ha mancato di toccare anche la questione nucleare. «L’Iran — ha ribadito — non rinuncerà al diritto al nucleare pacifico». E ha poi sottolineato: «Affermo con forza e chiarezza che non c’è posto per le armi nucleari nella nostra strategia per la sicurezza e che l’Iran non ha motivo di muoversi verso quella direzione». Il presidente ha quindi affermato che «il popolo iraniano non è disponibile a rinunciare alla tecnologia per scopi pacifici».

Ma il dossier iraniano e la crisi siriana non sono stati gli unici argomenti politici delle prime giornate del vertice di Davos. Nel suo intervento il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha ieri lanciato un appello per limitare la corsa agli armamenti in Asia, dove la tensione è alta tra Tokyo e Pechino per le isole contese nel mar della Cina orientale, le Senkaku, rivendicate anche da Taiwan. 

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21 maggio 2019

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