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Così straordinariamente ordinario

· Un anno fa la beatificazione di don Pino Puglisi ·

La beatificazione di don Pino Puglisi — avvenuta il 25 maggio dello scorso anno — significa che, nel cammino cristiano verso la perfezione, l’eccezione è davvero la regola. Il santo, infatti, piuttosto che una persona eccezionale, è l’incarnazione di un’esistenza ordinaria, in cui ogni aspetto quotidiano si carica di un’intensità straordinaria perché derivante dalla fede in Gesù Cristo.

Il martire, spiega bene Timothy Radcliffe, può essere «un insegnante che rimane desto fino a tardi per preparare la lezione per il giorno dopo, o anche solo qualcuno che si preoccupa di sorridere a chi è spossato, sfinito. Può trattarsi di dire sinceramente ciò che si pensa, anche se questo potrebbe rovinare la carriera o far perdere il lavoro».

Perciò un’esistenza straordinariamente ordinaria, come quella del prete siciliano beatificato un anno fa, urta chi il male — invece di odiarlo ed evitarlo — lo pratica come un fatto gratuito e quasi banale. Così erano gli esponenti della cosca palermitana di Brancaccio dei Graviano, che armarono la mano del sicario perché eliminasse quel prete. Non tanto perché egli fosse un prete “contro”, quanto piuttosto perché la sua testimonianza, fatta di annuncio evangelico, di formazione e di educazione delle giovani generazioni in un territorio ad alta infiltrazione d’illegalità, non poteva essere tollerata in quanto grave ostacolo e, come nel caso di don Pino, non poteva non generare odio criminale per la visione religiosa che egli rappresentava e incarnava.

di Vincenzo Bertolone

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26 maggio 2019

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