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Cose nuove
e cose antiche

· Inediti di Montini nel libro di Leonardo Sapienza «La barca di Paolo» ·

A sfogliare l’ultimo libro di monsignor Leonardo Sapienza su papa Montini (La barca di Paolo, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2018, pagine 240, euro 16) viene subito in mente il detto di Gesù riportato dal vangelo di Matteo (13, 52) sullo scriba che «divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». E il nuovo s’intreccia appunto con l’antico nei testi rintracciati e commentati dall’autore in una sorta d’ideale ricostruzione biografica.

Il libro singolarmente si apre e si chiude su due squarci risalenti al pontificato di Pio XII, fedelmente servito per quasi un quarto di secolo in Segreteria di Stato da Montini. Il 3 gennaio 1955, alla vigilia della partenza per Milano, il nuovo arcivescovo ringrazia il papa in una lettera autografa di tre pagine riprodotta in facsimile, mentre alla fine dello stesso anno risalgono brevi annotazioni del sostituto Angelo Dell’Acqua, anch’esse riprodotte in facsimile, «circa l’apparizione di Nostro Signore avuta» dal pontefice il 2 dicembre 1954, confermata dall’Osservatore Romano dell’11 dicembre 1955 e subito dopo dal papa stesso al sostituto.

Decine sono i testi, appunto nuovi e antichi, che Sapienza pubblica, relativi all’episcopato milanese e soprattutto al quindicennio del pontificato. Drammatici sono i documenti sul caso Lefebvre, ma soprattutto colpiscono gli autografi dei testi che Paolo VI scrive il 2 maggio 1965 per il suo segretario di Stato e per il decano del collegio cardinalizio, «in caso di nostra malattia o di altro impedimento» che gli avesse reso impossibile «esercitare con sufficiente efficacia il nostro apostolico ufficio». Inediti che l’autore ha pubblicato con l’incoraggiamento di papa Francesco insieme a un breve commento dello stesso pontefice, datato 8 dicembre 2017.

Quando scrive questi testi Montini è papa da meno di due anni. Poche settimane più tardi, il 30 giugno 1965, secondo anniversario della sua incoronazione, scriverà le celebri «Note per il nostro Testamento», completato da brevi aggiunte nel 1972 e 1973. «Coscienti della nostra responsabilità dinanzi a Dio, e pieno il cuore della riverenza e della carità, che ci uniscono alla santa Chiesa cattolica, né immemori della missione evangelica nostra verso il mondo» si legge nel cuore del testo.

Scritto che il suo attuale successore definisce «una umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa», sottolineando che il pontefice «non si sottrae alle sue responsabilità», ma concludendo che «dobbiamo ringraziare Dio, il solo che guida e salva la Chiesa, per aver permesso a Paolo VI di continuare fino all’ultimo giorno di vita, a essere padre, pastore, maestro, fratello e amico». Con una dichiarazione che conferma l’ammirazione di Bergoglio per il suo predecessore del quale proclamerà tra pochi mesi la santità.

Con finezza Sapienza ha scelto per la copertina del libro un particolare di un piccolo quadro di Aldo Carpi ispirato dal viaggio in Terra santa e donato a Paolo VI dall’artista. Per illustrare il rapporto tra Montini e l’apostolo Pietro, ma anche la navigazione non sempre tranquilla della sua piccola barca. Che è quella del pescatore, ma che nell’interpretazione di molti autori cristiani rappresenta anche quella della Chiesa nel mondo. (g.m.v.)

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22 ottobre 2019

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