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Cosa serve per pensare

· Perché la religione ha bisogno di mistica e di razionalità ·

«Mantenere aperto lo spazio del desiderio»: è questo, secondo il cardinale Leonardo Sandri, il contributo che le religioni danno al mondo globale. Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali è uno dei partecipanti al Festival delle religioni in corso, fino al 4 maggio, a Firenze. Organizzato dall’associazione Luogo d’incontro, l’evento si intitola «Incontrandoci su ciò che ci divide».

Jan Vermeer, «Allegoria della fede» (1671-1674)

Tra gli appuntamenti, anche un dibattito su «La religione tra misticismo e razionalismo»: Marco Vannini, uno dei partecipanti, ha sintetizzato per noi il suo intervento. "Una opinione tanto diffusa quanto superficiale considera opposti i due termini: la mistica contraria alla razionalità. In realtà non è così, e per comprenderlo basta ristabilire il significato originale dei due termini. Da un lato, infatti, la mistica non è affatto il campo dell’irrazionale, del visionario, ma solo quello del silenzio, e non perché le manchino le parole, ma perché in essa il sapere è l’essere e l’essere il sapere. Dall'altro, la ragione è l’attività che incessantemente toglie via ogni finitezza, ovvero la scopre proprio in quanto finitezza, dipendente dai nostri desideri, dai nostri legami, più o meno celati. L’opera della ragione è dunque un rimuovere, un negare, ovvero distaccare, e proprio in questo sta il radicamento profondo tra mistica e razionalità, dal momento che il mistico consiste essenzialmente proprio nel distacco. Non opposizione, dunque, ma il contrario: misticismo e razionalità sono la stessa cosa, se presi nel loro significato autentico".

"Contro ogni banale intellettualismo, vecchio e nuovo – conclude Vannini – le Upanishad ammoniscono: «Solamente quando si ha fede si pensa. Chi non ha fede non pensa»".

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09 dicembre 2019

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