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Cosa nascondi in biblioteca?

· Simposio a Roma sullo Spinoza ritrovato ·

Organizzato dall’istituto Neerlandese, il 14 novembre si tiene a Roma un incontro per la presentazione del libro The Vatican manuscript of Spinoza’s Ethica di Leen Soruit e Pina Totaro (Leiden, Brill, 2011). Ne parlano Omero Proietti, Piet Steenbakkers e il prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, del cui intervento pubblichiamo ampi stralci. Alla scoperta il nostro giornale ha dedicato un ampio articolo sul numero del 19 ottobre scorso.

Le nostre biblioteche sono occasioni di scoperta? Sono forse persino colme di misteri, che attendono ancora di essere svelati? Circa un anno fa riflettevo su queste domande, nei giorni nei quali si riapriva la Biblioteca Apostolica Vaticana dopo tre anni di lavori di ristrutturazione e veniva inaugurata una mostra intitolata appunto «Conoscere la Biblioteca Vaticana». Nell’introduzione al catalogo, suggerivo di non lasciarsi trascinare a sospettare chissà quali segreti tenuti volutamente nascosti, col rischio di diventare poi vittime di diffidenze e di pregiudizi.

Ammettevo però che il non accesso generalizzato alle biblioteche specialistiche può far nascere nei «non iniziati» chissà quali curiosità e creare perfino un alone di strano mistero. «Che cosa mai conservi, tu, biblioteca? E che cosa vai mai ricercando, tu, studioso?». Se incanaliamo queste domande in un percorso positivo e sereno, ci accorgiamo che esse ci conducono a percepire effettivamente un mistero: «il mistero delle cose da scoprire, delle molte realtà che non si conoscono ancora (e forse non si conosceranno mai...), il fascino dell’attività di quanti si dedicano alla ricerca e talvolta giungono a scoprire un testo, una notizia, una bella immagine, un disegno o una fotografia, una riflessione, un dato sfuggito ai precedenti ricercatori che magari sono transitati tante altre volte su quelle pagine di manoscritti o di stampati, su quelle stampe e disegni, su quelle monete e medaglie, non cogliendo il punto nuovo e importante».

Questa pubblicazione e tutto il lungo lavoro di ricerca che l’ha preceduta ci assicurano che il «mistero nascosto» talvolta svela la sua verità, apre a un tratto di ulteriore conoscenza. Del resto, in un precedente incontro su questo argomento, Paolo VIan elencava altre interessanti scoperte avvenute in Biblioteca Vaticana negli ultimi anni: esperienze rare, ma possibili!

Soprattutto, volendo riflettere su questo stesso tema da un’altra prospettiva, possiamo affermare che in questa ricerca e scoperta si compie in modo esemplare lo spirito umanistico, che ben si riallaccia ai tempi nei quali la Biblioteca Apostolica ha avuto la sua origine e che ritengo possa felicemente accompagnare gli studi che in essa si svolgono. Appunto uno spirito di ricerca, attenta, articolata, approfondita, competente, paziente, coraggiosa e curiosa. Anche una ricerca «insieme» come appunto è avvenuto in questo caso, cioè con aspetti raccordati e condivisi, con verifiche e critiche, comunicazione e scambio: i frutti maturi delle ricerche nascono dalla paziente fatica di studiosi coniugata con l’onesta capacità di confronto con le ricerche altrui.

Senza questa caratteristica, gli inventari della Biblioteca Apostolica non avrebbero potuto essere incrociati con tutti gli altri elementi che hanno recato alla felice identificazione. E la storia del trasferimento del manoscritto dal Sant’Uffizio alla Biblioteca Vaticana, all’interno di svariate acquisizioni avvenute in differenti periodi, merita di essere ulteriormente sondata, come spiegava Andreina Rita nel già ricordato precedente incontro, per avere una miglior consapevolezza storica della stessa tipologia del codice.

Come a dire che le ricerche non sono mai finite: per la gioia degli studiosi, che non si trovano mai con le mani in mano senza sapere che cosa fare, e per il bene dell’umanità, che ha sempre da guadagnare dalla scoperta di ogni frammento di verità. Ne attendiamo ancora!

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