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Cosa conta
più dei dati sul pil

· L’economia brasiliana in recessione ·

È intervenuto personalmente l’ex presidente Inacio Luíz Lula da Silva: piuttosto che consentire una vittoria delle opposizioni sarebbe disposto a ricandidarsi alle prossime presidenziali brasiliane in programma nel 2018. Ma oggi, la strada verso il palazzo del Planalto non si rivelerebbe facile nemmeno per il popolarissimo Lula: una simulazione condotta dall’istituto di sondaggi Paraná Pesquisas ha infatti mostrato che il capo dell’opposizione, Aécio Neves, del Partido da Social Democracia Brasileira, batterebbe l’ex capo di Stato con il 54,7 per cento delle intenzioni di voto in un eventuale secondo turno.

L’attuale presidente Dilma Rousseff, quanto a consenso popolare, ha invece toccato dei minimi che si avvicinano all’otto per cento. La crisi della sinistra governativa brasiliana molto deve allo scandalo della corruzione, che ha fatto tremare dalle fondamenta la compagnia petrolifera statale e che ha sfiorato la stessa presidenza. Ma ora rischia di aggravarsi con la diffusione dei nuovi dati sull’economia.

Il gigante sudamericano, che fino a poco tempo fa sembrava destinato a diventare la quinta potenza mondiale, è infatti precipitato di nuovo in recessione. Lo hanno provato proprio ieri i dati ufficiali del prodotto interno lordo (pil) sceso dell’1,9 per cento nel secondo trimestre, rispetto al primo quando l’economia si era ridotta dello 0,7 per cento. La contrazione è la più grave dal 2009. Due trimestri consecutivi di calo del pil portano a quella che viene definita recessione tecnica. Ma forse il dato più allarmante è il calo della ricchezza nazionale su base annua: 2,6 per cento. Tuttavia, in questi anni milioni di persone sono state sottratte alla miseria. E questo dato vale molto di più di una percentuale di pil su base trimestrale.

di Giuseppe Fiorentino

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15 ottobre 2019

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