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Corruzione e ingiustizie
affamano il popolo

· Messaggio dei vescovi del Congo ·

Brazzaville, 18. Corruzione, cattiva gestione delle rendite petrolifere, mancanza di dialogo tra maggioranza e opposizione, un ingiusto sistema internazionale di scambi economici e di finanziamento del debito. Sono queste le gravi cause della profonda crisi politica, economica e sociale che colpisce la Repubblica del Congo. La severa denuncia arriva dai vescovi del paese centrafricano, in una nota pubblicata al termine della sessione straordinaria della loro assemblea, che si è tenuta nei giorni scorsi Brazzaville.

I presuli si dicono «profondamente convinti» che le forti difficoltà che affliggono il paese da almeno tre anni derivano soprattutto dalla riforma della Costituzione che non è stata condivisa dall’opposizione. «In un regime democratico, nessuna riforma che susciti forti tensioni e proteste ha mai portato benefici al popolo, e di conseguenza un cambiamento della Costituzione nella divisione metterebbe in pericolo la pace sociale», avevano già ammonito i vescovi nel messaggio di Natale del 2014. Tuttavia l’anno seguente, come è noto, il referendum costituzionale ha sancito l’adozione di una nuova carta fondamentale, che ha permesso al presidente Denis Sassou Nguesso di ripresentarsi, vincendole, alle elezioni del 2016, nonostante le forti proteste dell’opposizione e di una parte rilevante della popolazione.

«Che dire poi della crisi nel Pool?», s’interrogano i vescovi congolesi, facendo riferimento al dipartimento del sud-est «dal 1998 scosso regolarmente da crisi e conflitti armati» che, nonostante i numerosi accordi di pace e di smobilitazione dei combattenti, continua a vivere nell’insicurezza e nella violenza. I presuli sottolineano che per risolvere la crisi nel dipartimento del Pool occorre portare alla luce «le sue cause e conseguenze, ma soprattutto le responsabilità degli uni e degli altri». 

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