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Corridoi umanitari
nella Siria nordoccidentale

· Per fare uscire i civili dalle zone più colpite dall’offensiva militare ·

La tregua nella Siria nordoccidentale, seppure violata ieri con diversi raid aerei e bombardamenti di artiglieria, ha raggiunto il primo obiettivo umanitario: limitare, almeno per il momento, il bagno di sangue giornaliero nella martoriata regione di Idlib. La Russia, in accordo con le autorità di Damasco, ha infatti annunciato l’apertura di tre valichi per fare uscire i civili dalle zone più colpite dall’offensiva russa e governativa. Per l’agenzia di stampa siriana Sana, si tratta di corridoi umanitari, aperti per chiunque voglia mettersi in salvo dalle «operazioni dirette contro i terroristi». Il termine è usato dal Governo siriano per indicare tutti quei miliziani anti-regime, inclusi i combattenti dei gruppi qaedisti, che ancora operano a Idlib.

Fuori dal controllo governativo e sotto influenza diretta di Ankara, la regione di Idlib — e alcune appendici della vicina regione di Aleppo — ospitano da anni circa tre milioni di civili. La metà di questi siriani, da anni esposti alle violenze della guerra, sono sfollati provenienti da altre regioni, teatro della rivolta di otto anni fa ma poi gradualmente riconquistate da Damasco e dai suoi alleati.

I tre valichi sono rispettivamente a nord, a est e a sud di Maarrat an Numan, epicentro dell’offensiva russo-siriana e obiettivo strategico di breve termine. Qui passa anche l’autostrada Damasco-Aleppo, arteria vitale per il rilancio dell’economia. Dall’avvio della nuova campagna militare di Damasco e Mosca su Idlib, nello scorso mese di dicembre, l’Onu ha contato più di 300.000 sfollati. Ma nessuno di questi è finora fuggito verso i valichi aperti da russi e governativi, bensì verso le zone vicine al confine turco, meno esposte ai raid aerei. La protezione civile di Idlib ha documentato nelle ultime ore circa 140 violazioni alla tregua, entrata formalmente in vigore domenica scorsa alle 12 locali. Si tratta di attacchi aerei e di artiglieria compiuti dalle forze russe e governative, a cui i miliziani anti-regime hanno risposto con mortai nella zona di Aleppo.

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21 gennaio 2020

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