Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Correre più veloce
della disabilità

· In ricordo di Miguel Benancio Sánchez ·

Il pettorale con il prestigioso numero 1 lo indosserà Sara Vargetto, una bambina di nove anni con una malattia rara invalidante autoimmune e soprattutto un sorriso contagioso. Domenica 21 gennaio, accanto a Sara e alla sua straordinaria «voglia di sognare e di fare sport nonostante la sedia a rotelle», ci saranno ottomila podisti sulla linea di partenza della Corsa di Miguel, dieci chilometri nel centro di Roma con arrivo nello stadio Olimpico. E anche i sessanta runner di Athletica Vaticana, la squadra dei dipendenti della Santa Sede che corrono anche per sostenere iniziative solidali.

Sara Vargetto, la bambina che indosserà il numero 1  alla Corsa di Miguel, il 21 gennaio

I “maratoneti del Papa” saranno così vicini a Paolo, il papà di Sara che spingerà, correndo, la carrozzina di sua figlia «per tagliare insieme, a braccia alzate, la linea di arrivo». Un gioco da ragazzi per Sara e Paolo, abituati a superare ben altre prove nella quotidianità della disabilità. I podisti di Athletica Vaticana correranno insieme anche alle persone con la sindrome rara denominata Sod, con le loro famose “joelette”, le carrozzine speciali spinte da amici atleti. E saranno fianco a fianco anche con i giovani autistici del progetto Filippide; con i runner delle zone dell’Italia centrale colpite dal sisma del 2016; con gli immigrati che aspirano alla cittadinanza italiana. Oltre che con il grande popolo degli amatori e i campionissimi. 

Tra loro i favoriti Rosalba Console e Andrea Lalli, già vincitori della gara e star della squadra delle Fiamme Gialle. «Attenderemo l’arrivo di tutte le persone con disabilità — promettono — perché anche noi professionisti abbiamo tanto da imparare dal loro coraggio di superare con testa e cuore i limiti fisici». E fanno notare che nessun altro sport, come la corsa su strada, è così democratico da mettere al via, uno accanto all’altro, i campioni famosi che vanno alle olimpiadi e il pensionato che corre per rimanere in salute. E «partiamo tutti alla pari, accompagnandoci in questo “viaggio” chiamato corsa che assomiglia tanto alla vita» aggiungono i due big.
Per consentire a tutti, ma proprio a tutti, di esserci ecco la Strarazzismo, “sorellina minore” della Miguel, una passeggiata di tre chilometri che coinvolge i piccoli delle scuole materne e i loro bisnonni, nel nome dei migranti annegati in mare e in particolare di Samia Yusuf Omar, la giovane somala che ha partecipato alle olimpiadi di Pechino nel 2008 per poi trovare la morte attraversando il Mediterraneo su un barcone della speranza, in cerca di un futuro migliore.
Per queste sue caratteristiche agonistiche e solidali, la Corsa di Miguel è ormai una classicissima e soprattutto un simbolo: si corre, infatti, anzitutto per riaffermare il principio che la libertà individuale di ogni uomo è un diritto inalienabile. E si corre — ecco spiegato il nome della gara — nel ricordo di Miguel Benancio Sánchez, un giovane maratoneta e poeta argentino, inghiottito nel buco nero dei desaparecidos nella notte tra l’8 e il 9 gennaio 1978. Valerio Piccioni, giornalista della «Gazzetta dello sport», è venuto a conoscenza della vicenda di Miguel e ha avuto l’intuizione di realizzare un evento sportivo, e non solo, che ne ricordasse appunto «la storia di atleta e di uomo che ha sacrificato la vita per un ideale di libertà». Non a caso un’edizione della Corsa di Miguel si corre dal 2001 anche a Buenos Aires. Oltre che a Barcellona, negli Stati Uniti d’America e, dopo il sisma del 2009, pure a L’Aquila.
Ma sempre con un’attenzione alle persone più deboli. Per la sua stessa natura, del resto, la Corsa di Miguel «ha un occhio di riguardo verso le tematiche sociali e di solidarietà» fa presente Piccioni. E oggi più che mai, in un tempo di crisi, c’è l’impegno «a devolvere parte degli incassi delle iscrizioni ad associazioni» che si occupano di aiutare chi ha più bisogno. Come l’ong “Emergenza sorrisi” che negli ultimi cinque anni ha consentito a duemila bambini di operarsi per curare malformazioni al volto, coinvolgendo duecento medici e infermieri in venti paesi.
E la Corsa di Miguel non poteva non coinvolgere anche le scuole. Cercando di proporre, spiega Piccioni, «una cultura sportiva fatta di curiosità verso il mondo e di lealtà verso i valori di una sana competizione, ricordando ai ragazzi che lo sport è prima di tutto una forma di aggregazione sociale».
In questo contesto, che va ben al di là del business e dei record, si inserisce anche il contributo di Athletica Vaticana, il team nato proprio «per sostenere i veri valori dello sport» secondo le indicazioni di un “coach spirituale” d’eccezione come Papa Francesco. Per dare un «supplemento d’anima» agli ottomila atleti che correranno sulle strade di Roma, i runner vaticani consegneranno un’immaginetta con la “preghiera del maratoneta”, come hanno già fatto a novembre a Firenze quando, in occasione della maratona, hanno anche organizzato la messa nella basilica di Santa Maria Novella.

Oltretutto a Papa Francesco è già stata donata la maglietta della Corsa di Miguel. Ed era intitolata proprio a Miguel Sánchez la coppa del campionato di calcio argentino che il San Lorenzo de Almagro ha vinto nel 2013 e simbolicamente consegnato a Jorge Mario Bergoglio, il suo primo tifoso che ha la tessera con il numero 1. Proprio come il pettorale di Sara che quel numero 1 se lo merita tutto per la sua voglia di vivere e di fare sport, con quel sorriso che non farebbe mai immaginare terapie su terapie, operazioni e operazioni per correre più forte di una malattia come l’artrite idiopatica giovanile (Aig), di cui poco si parla e poco si conosce. Ma di cui certo non ci si deve vergognare come “griderà” silenziosamente Sara indossando il pettorale numero 1, davanti a ottomila atleti. Sempre sorridendo.

di Giampaolo Mattei

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE