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Corpo e anima di un singolarissimo giornale

· Il presidente Giorgio Napolitano alla presentazione del volume che apre il centocinquantesimo del quotidiano vaticano ·

Nel pomeriggio di giovedì 2 dicembre a Roma, all'Ambasciata d'Italia  presso  la  Santa  Sede  a  Palazzo  Borromeo, alla  presenza del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, è stato presentato il libro Singolarissimo giornale. I 150 anni  dell'«Osservatore  Romano» (Torino, Umberto  Allemandi & C., 2010, pagine 285, euro 30) curato dall'ambasciatore Antonio Zanardi Landi e dal nostro direttore. Pubblichiamo integralmente l'intervento dell'arcivescovo sostituto della Segreteria di Stato, il testo che conclude il volume composto di dodici contributi storici e  una cronaca dell'avvenimento.

Sono grato per l'invito rivoltomi a intervenire a questo appuntamento, avvalorato dalla presenza del Signor Presidente della Repubblica, al quale rivolgo il mio deferente ossequio. A Lei, Signor Presidente, alle distinte Personalità civili ed ecclesiastiche, e a tutti voi, porto il saluto del Santo Padre Benedetto XVI e di Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Nel prendere parte a questo momento desidero sottolineare l'importanza che la Santa Sede attribuisce all'Osservatore Romano e, in particolare, l'interesse per il libro che questa sera è al centro della nostra attenzione.

150 anni sono molto più della vita terrena di un uomo. Ma sono anche tanti per un Quotidiano «singolarissimo», come titola il nostro volume; un aggettivo uscito da quella straordinaria penna che fu di Papa Montini, Paolo VI.

Il Sommario di questo volume mi pare indichi aspetti tra i più significativi che qualificano il giornale vaticano, colti dagli Autori e dai Curatori e sviluppati in modo eccellente; ad Autori e Curatori va il plauso ed un grazie sincero per la loro fatica; una fatica direi quasi maieutica, di metterli in luce, nonché di evidenziare commenti del quotidiano, come di «venature», che hanno accompagnato importanti avvenimenti storici di cui la Santa Sede è stata «singolarissimo» osservatore, e anche parte.

«L'Osservatore Romano», nel suo frontespizio, si auto-presenta quale «Giornale quotidiano politico religioso». Prendendo a prestito la similitudine umana, direi che esso ha un «corpo»: la sua propria caratteristica veste editoriale, così sempre facilmente identificabile, nonostante la naturale evoluzione grafico-tecnologica in tutti questi anni. Ha un'«anima» — unicuique suum — non praevalebunt : l' unicuique suum , che mette in evidenza la quotidianità degli eventi, mentre quel non praevalebunt è in riferimento alla verità, alla sua ricerca e alla difesa di essa; il non praevalebunt non significa arroganza, ma intima consapevolezza di essere contro l'errore. E, per ultimo, questo giornale ha una «finalità», ossia si indirizza a un potenziale lettore, che vi trova ciò che serve alla conoscenza intellettuale, allo spirito, al bene e al bello.

«L'Osservatore Romano» è la voce scritta che si accompagna a quella radiofonica della Santa Sede, e che parla in una molteplicità di lingue, seppure con cadenza settimanale. In questi 150 anni lo hanno diretto e vi hanno collaborato personalità straordinarie, ben note; ma anche uomini e donne silenziosi, affinché questo «corpo», ogni giorno, prendesse vita. Non a caso, sul frontespizio, trovano posto l'anno, il numero, la data e il luogo: perché ciò che non ha identificazione cade nell'anonimato, non ha vita, né storia.

Ecco il volto di un giornale alquanto atipico, ma che, all'età di 150 anni, si fa sentire con voce chiara e dice: «Eccomi, sono qui!». È giornale del Papa, della Santa Sede, della Chiesa Cattolica; è italiano, è universale; uno specchio del mondo.

Mi sia per ultimo permesso, in questa occasione propizia, indirizzare una speciale espressione di riconoscenza e di apprezzamento all'Ambasciatore Antonio Zanardi Landi che sta per concludere il suo mandato presso la Santa Sede. Egli si è distinto, oltre che per l'ottimo adempimento del suo alto servizio diplomatico, anche per una notevole capacità di iniziative nel campo culturale, organizzando mostre (come non ricordare «Il Potere e la Grazia — I Santi Patroni d'Europa», che anche il Santo Padre non mancò di visitare) e promuovendo pubblicazioni, tra cui quella che abbiamo nelle mani, e il pregevole volume I viaggi di Benedetto XVI in Italia . Grazie, Signor Ambasciatore, e ogni miglior augurio per l'avvenire che, dopo il Vaticano, la vedrà a Mosca.

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