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Corpo a corpo

· Al movimento di Schönstatt il Papa raccomanda accompagnamento e vicinanza alle famiglie ·

Per non cadere nella cultura del provvisorio che cancella il “per sempre”

C’è bisogno di una pastorale «corpo a corpo» — ovvero «un cammino assieme, cioè nella vicinanza e nell’accompagnamento di ciascuno» — perché «la famiglia cristiana e il matrimonio non sono mai stati attaccati come oggi». È quanto ha affermato Papa Francesco durante l’incontro con ottomila appartenenti al movimento di Schönstatt, svoltosi stamane, sabato 25 ottobre, nell’Aula Paolo vi.

Rispondendo a braccio in spagnolo a cinque domande, il Pontefice è tornato ad affrontare il tema della famiglia che ha caratterizzato il recente Sinodo dei vescovi. «Quante famiglie — ha constatato — sono ferite, quanti matrimoni sono finiti, quanto relativismo c’è nel sacramento del matrimonio, dal punto di vista sociologico e dei valori umani». Non bastano allora i discorsi o le dichiarazioni di principio; bisogna invece «perdere tempo» con le persone, come ha fatto Gesù. Soprattutto occorre preparare i fidanzati, che confondono il sacramento con il rito e cadono nella «cultura del provvisorio» dimenticando il «per sempre». Inoltre non si devono trascurare i bambini, prime vittime delle separazioni dei genitori. Insomma, si tratta di «accompagnare senza fare proselitismo. Una parola oggi, un’azione domani, per far acquisire consapevolezza ai giovani».

Tra gli altri temi affrontati dal Pontefice, quello della pedagogia che ha come modello di educatrice la Vergine: colei, l’ha definita, «che sa trasformare una stalla di animali nella casa di Gesù». Senza il suo aiuto — ha avvertito — la Chiesa sarebbe un orfanotrofio. Parlando poi alle nuove generazioni Francesco ha rilanciato l’importanza della testimonianza. Soprattutto ha raccomandato «orazione, preghiera, missione». Perché, ha detto, una Chiesa che non esce si trasforma in un’élite riservata solo ai piccoli gruppi.

Nel rispondere quindi a una domanda sulla sua fede personale, il vescovo di Roma ha ribadito la necessità di abbandonarsi a Dio nella preghiera. Bisogna pregare con coraggio, ha sottolineato, perché a volte siamo deboli; e nel farlo bisogna guardare le cose non dal centro ma dalla periferia, perché così la verità si percepisce meglio.

Infine sulla necessità del rinnovamento della Chiesa ha chiesto anzitutto santità. Che si consegue — ha spiegato — con la libertà dello spirito, fermo restando che il centro è sempre Gesù, mentre l’apostolo è semplicemente un servitore.

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18 settembre 2019

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