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Cooperazione globale a sostegno dello sviluppo

· Intervento della Santa Sede all'Onu ·

Pubblichiamo la nostra traduzione dell'intervento pronunciato il 20 settembre a New York dal cardinale Peter K. A. Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, capo della Delegazione della Santa Sede al vertice dei capi di Stato e di Governo sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Presidente,

ho l'onore di trasmettere i saluti cordiali di Sua Santità Papa Benedetto XVI ai capi di Stato e di Governo qui riuniti, in queste giornate di lavoro comune per un mondo libero dalla piaga della povertà estrema e per assicurare che tutti i bambini, le donne e gli uomini, in ogni Paese del mondo, abbiano le condizioni necessarie per condurre esistenze libere e dignitose.

Quale segno di universalità del messaggio della Chiesa cattolica, Sua Santità desidera collaborare con uomini e donne di tutto il mondo, nei Paesi sia industrializzati sia in via di sviluppo, nelle culture sia cristiane sia non cristiane. Per questo motivo, il Santo Padre ha chiamato me, figlio dell'Africa e della Chiesa, ad assisterlo nelle questioni relative alla giustizia e alla pace fra i popoli. Così facendo, afferma che il cristianesimo è parte della cultura africana, ricca di valori umani fondamentali che contribuiscono in modo specifico alla gestione «umana» degli affari globali, nonostante i ritardi nei secoli XX e XXI.

Nell'anno 2000, approvando all'unanimità la Dichiarazione del Millennio, tutti i capi di Stato presso le Nazioni Unite hanno riconosciuto che la lotta internazionale alla povertà non può limitarsi alla gestione delle grandi variabili economiche, quali le finanze o i debiti esteri, il commercio e l'aiuto allo sviluppo. Piuttosto, la famiglia delle Nazioni ha riconosciuto il valore degli aspetti più specificatamente «umani» quali l'eliminazione della fame, la promozione dell'educazione, l'offerta di servizi sanitari e sociali, la garanzia di pari opportunità di lavoro e il sostegno all'amministrazione responsabile dell'ambiente.

Gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi del Millennio hanno coinvolto tutta la comunità internazionale a livello mondiale, regionale e nazionale, nonostante i conflitti armati, le crisi finanziarie, le differenze commerciali, le catastrofi naturali e una miriade di altri problemi umani e sociali. Si sono compiuti progressi in vari modi per dimezzare il numero di persone che vivono al di sotto della soglia della povertà assoluta, soprattutto nell'area dell'educazione primaria e delle pari opportunità per uomini e donne. Segni incoraggianti si osservano anche nell'area di accesso alla sanità di base e all'acqua potabile.

Tuttavia, i risultati si concentrano principalmente sulle economie «emergenti», che sono riuscite a raggiungere un grado eccezionale di sviluppo negli scorsi decenni. Purtroppo, meno della metà dei Paesi che soffrono di malnutrizione infantile riuscirà a eliminare questa piaga entro il 2015. Nonostante la rapida crescita economica e il miglioramento degli indicatori sociali in molti Paesi dell'Africa sub-sahariana, questa regione, nel suo insieme, continua a essere quella che affronta il più alto numero di problemi nella lotta contro la povertà. Come se ciò non fosse abbastanza, perfino nei Paesi a medio e ad alto reddito, sono presenti rilevanti sacche di povertà.

Quindi, bisogna ancora fare molto per mantenere e rafforzare la mobilitazione politica, attraverso una costante solidarietà economica e finanziaria, per garantire la disponibilità delle risorse. A questo proposito, la Santa Sede evidenzia l'importanza di rafforzare la collaborazione globale per lo sviluppo, che è una condizione necessaria per il raggiungimento di tutti gli altri obiettivi, e sostiene la piena e integrale adesione al Consenso di Monterrey e alla Dichiarazione di Doha sul finanziamento dello sviluppo. Oltre a fornire strumenti finanziari per risolvere i problemi legati al sistema finanziario internazionale, è necessario svolgere un duro lavoro per sradicare il debito dei Paesi poveri e impedire il ripresentarsi di certe situazioni di usura internazionale che hanno caratterizzato gli ultimi decenni del XX secolo. Abbiamo bisogno di flussi costanti di denaro contante a basso costo per i Paesi meno industrializzati, da destinare, in maniera specifica, alla creazione di strutture per una produttività locale sostenibile e un'occupazione stabile di alto livello. I Paesi industrializzati e le economie emergenti dovrebbero essere tanto generosi da tenere aperti i propri mercati, senza avanzare richieste eccessive di reciprocità commerciale, per aiutare i Paesi poveri a raggiungere l'indipendenza economica necessaria a promuovere il loro sviluppo socio-economico. Una condivisione costante di conoscenze nelle aree della scienza e della tecnologia va offerta ai Paesi più poveri cosicché possano generare, a livello locale, le capacità necessarie a risolvere in maniera efficace, da soli, i propri problemi sanitari e soddisfare il proprio bisogno di diversificare la produzione agricola e industriale.

Nonostante la crisi finanziaria internazionale, parte essenziale di una soluzione più profonda e duratura, è il rafforzamento degli impegni dell'Oda (Assistenza Ufficiale allo Sviluppo) cosicché l'impegno di stanziare lo 0,7 per cento del pil per questo tipo di aiuto si possa svolgere rapidamente, garantendo che queste somme raggiungano effettivamente i Paesi più poveri. La promozione di questo sforzo richiederà una nuova mentalità, che ci permetterà di ampliare la nostra idea del modello donatore/beneficiario per vederci quali effettivamente siamo: fratelli e sorelle con pari dignità e opportunità di accesso agli stessi mercati e alle stesse reti.

La campagna per lo sviluppo compiuta dalle agenzie internazionali ha rivelato che il successo non consta tanto di assistenza economica quanto di creatività e ingegnosità, di impegno e sacrifici innumerevoli da parte di «piccoli attori». Per esempio, esistono Governi locali e autorità municipali, una miriade di soggetti che costituiscono la società civile, grandi e piccole organizzazioni non governative (ong), sindacati nazionali e internazionali, cooperative, associazioni dei consumatori, gruppi di sostegno nonché una miriade di organizzazioni religiose. Questo patrimonio locale è un fenomeno nuovo, che è riuscito, in modo pressoché spontaneo, a combinare la tecnologia più moderna con la cosiddetta tecnologia «adeguata alle possibilità locali» e «intermedia», dando quindi vita all'espressione «piccolo è bello». Di fatto, questa realtà era stata predetta molti anni fa da economisti come Ernest Friedrich Schumacher e ispirata con forza dalle encicliche Rerum novarum di Papa Leone XIII e Mater et magistra di Papa Giovanni XXIII (si veda anche l'enciclica di Papa Benedetto XVI Caritas in veritate , n. 72).

La lotta per lo sviluppo ha quindi sottolineato l'importanza di mobilitare attivamente tutti i soggetti della società civile; e in questo modo, ha dimostrato, oltre ogni dubbio, la centralità della persona umana, la quale è il soggetto che deve assumersi primariamente il dovere dello sviluppo (cfr. Caritas in veritate , n. 47). Uomini e donne reali, che hanno avviato cooperazioni e alleanze per unire il Nord e il Sud, stanno dimostrando che è possibile porre possibilità immense di intelligenza e di umana volontà al servizio dello sviluppo integrale dell'uomo. Tante esperienze dell'Africa e di altre regioni povere dimostrano che un cambiamento positivo è possibile. Questo impegno, a livello di base, in cui le comunità locali divengono artefici del proprio sviluppo, è indispensabile per l'efficacia autentica dell'aiuto internazionale al fine di creare migliori strutture finanziarie e commerciali, che in ogni caso restano imprescindibili.

Presidente, sebbene le società civili locali appaiano sempre più consapevoli del loro ruolo di artefici del proprio sviluppo, purtroppo gli ostacoli incontrati per la maggior parte sono imputabili a una cattiva amministrazione e a un comportamento statale irresponsabile a livello regionale e internazionale. Quindi, per superare in modo definitivo gli ostacoli che impediscono lo sviluppo, le esperienze positive della società civile devono diventare valori guida dell'azione politica.

Innumerevoli vittime innocenti, intere popolazioni, sono state abbandonate a causa della crisi finanziaria internazionale. Il comportamento irresponsabile e immorale di grandi operatori finanziari privati unito all'assenza di lungimiranza e di controllo dei Governi e della comunità internazionale hanno fatto la loro parte. Il nazionalismo eccessivo e il tornaconto corporativo nonché vecchie e nuove ideologie, che fomentano guerre e conflitti, sono tutti ostacoli allo sviluppo. Il traffico illecito di persone, di sostanze stupefacenti e di preziose materie prime insieme con situazioni di guerra e di povertà estrema da una parte e l'assenza di scrupoli da parte di alcuni imprenditori economici e sociali di regioni più industrializzate dall'altra continuano a essere gravi impedimenti allo sviluppo. La realtà dell'evasione fiscale, del riciclaggio di denaro e dei cosiddetti «paradisi fiscali» per prosciugare le casse dei Governi nei Paesi poveri, stornando le limitate risorse dallo sviluppo, resta un problema. La crisi finanziaria, che alla fine ha dato vita a un commercio protezionistico, è divenuta un ulteriore ostacolo allo sviluppo dei Paesi poveri.

Tutti i Governi dei Paesi sia industrializzati sia in via di sviluppo devono accettare il proprio dovere di combattere la corruzione e i comportamenti avventati e spesso immorali nelle aree degli affari e della finanza nonché l'irresponsabilità e l'evasione fiscale per garantire lo «stato di diritto» e promuovere gli aspetti umani dello sviluppo quali l'educazione, la sicurezza occupazionale e l'assistenza sanitaria di base per tutti. Parimenti, tutti i Paesi, in particolare i più ricchi e i più potenti, devono agire in accordo con una responsabile solidarietà internazionale. Oggi più che mai, è difficile che le misure nazionali non abbiano conseguenze internazionali che, a volte, possono pesare molto su Paesi che sono distanti e sconosciuti ai beneficiari immediati di tali misure. Inoltre, entro i propri territori, i Governi, sia donatori sia beneficiari, non dovrebbero interferire con il carattere particolare e con l'autonomia delle organizzazioni religiose e civili impegnate nelle aree sopra descritte né ostacolarli. Piuttosto, dovrebbero incoraggiare con rispetto queste organizzazioni nonché promuoverle e sostenerle finanziariamente il più possibile. La generosità e l'impegno di organizzazioni religiose e civili dovrebbero ispirare Governi e organizzazioni internazionali a compiere sforzi commisurati.

Per tutti questi motivi, qualsiasi tentativo di utilizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per diffondere o imporre stili di vita egoistici oppure, ancor peggio, politiche demografiche come strumenti a basso costo per ridurre il numero dei poveri, sarebbe malevolo e miope. Lo dico, non solo come leader religioso, ma anche perché sono un africano e una persona nata in una famiglia povera. Esorto la comunità internazionale a non avere paura dei poveri. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio devono servire per combattere la povertà e non per eliminare i poveri! Invece, date ai Paesi poveri un contesto finanziario e commerciale favorevole, aiutateli a promuovere la buona amministrazione e la partecipazione della società civile, e l'Africa e le altre regioni povere del mondo contribuiranno in maniera efficace alla prosperità di tutti.

La pari dignità innata, l'individualità e la trascendenza di ogni essere umano devono costituire il fondamento di ogni politica di sviluppo. «L'apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica» ( Caritas in veritate , n. 44). Il rispetto per la vita umana dal concepimento alla morte naturale, e per la capacità di uomini e di donne di vivere vite moralmente rette, afferma la loro trascendenza personale, sebbene vivano in povertà. Controllare le passioni e gli impulsi edonistici che ci sopraffanno costituisce il punto di partenza per l'edificazione di una società armoniosa. Questo rispetto è anche la condizione necessaria ed essenziale per lo sviluppo economico sostenibile e per lo sviluppo umano integrale. Quindi, la Santa Sede riafferma la sua convinzione che tutti gli uomini e tutte le donne che ora vivono in povertà trarranno grandi benefici, solo se gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio saranno compresi e gestiti in armonia con i criteri morali oggettivi e la natura umana (cfr. Caritas in veritate , nn. 44, 68-70 e 75).

A questo proposito, sulla questione molto dibattuta della salute materna, la Santa Sede, con rispetto e fervore invita i Paesi che partecipano a questo vertice a offrire risorse qualitative per le necessità sanitarie delle madri e dei loro bambini, inclusi i nascituri. Inoltre, nel Documento conclusivo, i riferimenti reiterati alla «salute sessuale e riproduttiva» e alla «pianificazione familiare» destano gravi preoccupazioni. Sono, infatti, termini controversi spesso interpretati come se includessero l'accesso all'interruzione di gravidanza o metodi di pianificazione familiare che non sono in sintonia con il diritto naturale, conosciuto dalla retta ragione.

Presidente, nella sua ultima enciclica Caritas in veritate Papa Benedetto XVI ha spiegato che l'idea di sviluppo quale vocazione reca con sé il posto centrale della carità in tale sviluppo. Infatti, le cause di sottosviluppo non sono principalmente di ordine materiale. Nell'anelito allo sviluppo, in un mondo che globalizza, solo «uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d'un “umanesimo” nuovo (...) permetteranno all'uomo moderno di ritrovare se stesso» ( Populorum progressio , n. 20, in Caritas in veritate n. 19). Sebbene la ragione, da sola, sia in grado di cogliere l'uguaglianza fra uomini e donne e di creare gli strumenti per offrire una certa stabilità alla loro coesistenza pacifica, essa non può stabilire la fraternità, perché la fraternità autentica ha origine da una vocazione trascendente di Dio (cfr. Caritas in veritate , n. 19).

La famiglia delle Nazioni si è impegnata a combattere la povertà materiale. Questo è il principale e nobile obiettivo da perseguire. Tuttavia, in questo sforzo non dimentichiamo mai che la povertà materiale è legata alla povertà relazionale, emotiva e spirituale. La persona umana deve essere l'interesse centrale nel nostro anelito allo sviluppo. Se le libertà e i diritti economici, politici e religiosi di tutti vengono rispettati, passeremo dalla mera ricerca di gestire la povertà al creare prosperità, dal considerare la persona come un fardello a vederla come parte della soluzione. La missione fondamentale della Santa Sede è soprattutto spirituale e questa missione comprende la sollecitudine verso tutte le persone e tutto il creato. Per questo motivo, la Santa Sede si sente obbligata a essere presente nella vita delle Nazioni e a proseguire il suo impegno, in collaborazione con la comunità internazionale e con la società civile, a promuovere la giustizia e la solidarietà fra i popoli. È con questa convinzione che la Santa Sede desidera cooperare con questo vertice nella ricerca di un'era di pace, giustizia sociale e autentico sviluppo integrale umano.

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