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Cooperazione contro il terrorismo

· ​Nuovi blitz nel cuore di Bruxelles ·

La fila ai controlli di sicurezza alla stazione di Bruxelles  (Reuters)

Rafforzare la cooperazione contro il terrore jihadista: questo l'obiettivo con il quale si apre oggi a Bruxelles la riunione straordinaria dei ministri dell'Interno dell'Unione europea, a due giorni dai terribili attentati che hanno provocato 32 morti e i 300 feriti, di cui 61 in modo grave. E intanto questa mattina nella capitale belga è scattato nuovamente l'allarme: un'imponente operazione di polizia è stata effettuata nella zone di Ixelles, che è stata evacuata. Un perimetro di sicurezza è stato organizzato all'altezza di rue de l'Athénée fino a piazza Fernand Cocq. Un testimone sarebbe stato fermato. Il suo veicolo, una Bmw, è stato perquisito dalla polizia. Un'altra operazione è stata compiuta all'altezza del numero 135 della Chaussée d'Ixelles, ma le due azioni non sarebbero collegate. Sul piano politico, solidarietà all'Europa è stata espressa ieri dal presidente statunitense, Barack Obama, da Buenos Aires, dove si è recato in visita. Obama ha promesso ogni tipo di aiuto alle autorità belghe e agli alleati europei, rilanciando il suo appello all’unità della comunità internazionale nella lotta al cosiddetto Stato islamico (Is). Il segretario alla Difesa, Ash Carter, ha ricordato che gli Stati Uniti hanno «accelerato la loro campagna per sconfiggere l’Is in Siria e in Iraq e altrove». Per Carter «gli eventi di Bruxelles stanno dimostrando agli europei che anche loro devono accelerare i loro sforzi e unirsi a noi». 

Nel frattempo, proseguono le indagini sugli attacchi. Hanno un nome e un volto i tre attentatori suicidi dell’Is che hanno seminato la morte e il terrore nel cuore dell’Europa. Sono i fratelli Ibrahim e Khalid Bakraoui e l’artificiere degli attentati di Parigi, Najim Laachraoui. I tre sono stati identificati dalla polizia grazie alle impronte digitali e al Dna. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha reso noto ieri che Ibrahim, arrestato in Turchia lo scorso giugno, era stato estradato verso l’Europa e poi lasciato libero in Olanda, su indicazioni delle autorità belghe. Accuse che Bruxelles ha prontamente smentito. Il ministro degli Interni belga, Jan Jambon, e quello della Giustizia, Koen Geens, hanno presentato le loro dimissioni al premier, Charles Michel, che le ha respinte.

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