Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Conversione nella gioia

· Il Papa nella parrocchia del Santissimo Sacramento ·

«Che ne sarà di mio figlio disabile quando io non ci sarò più?»: fu di fronte alle lacrime di alcune mamme che don Maurizio Mirilli, giovane parroco del Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi, cominciò a chiedersi cosa fare. Trovò la risposta grazie all’involontario suggerimento del cardinale Luis Antonio Tagle il quale, durante gli esercizi spirituali al clero romano, commentò il brano evangelico del paralitico calato dagli amici attraverso il tetto di casa pur di fargli incontrare Gesù: «Papa Francesco ci chiede di aprire le porte delle chiese, ma il Vangelo ci dice addirittura di scoperchiare i tetti!». Ecco l’idea, racconta il sacerdote: «Pensai che sotto il tetto della chiesa avevamo locali adibiti a magazzino. Lassù avremmo fatto la casa per questi ragazzi!». E dopo tre anni la residenza è pronta per essere inaugurata dal vescovo di Roma durante la visita alla comunità parrocchiale di domenica pomeriggio, 6 maggio.

È la terza volta che la parrocchia accoglie un Pontefice: il 1° giugno 1972 Paolo VI celebrò qui, nella chiesa intitolata al Santissimo Sacramento, la messa per la solennità del Corpus Domini, ricordando a tutti che l’«Eucaristia è la grande sorgente dell’amore fraterno, anzi della carità sociale». E il 14 marzo 1993, venticinque anni fa, Giovanni Paolo II diede inizio qui all’esperienza dell’adorazione eucaristica quotidiana che ancora oggi viene portata avanti come forza trainante dell’intera comunità. Fu proprio in quell’occasione che vennero portati a termine i lavori di ristrutturazione della chiesa, con il tabernacolo portato al centro del presbiterio e con l’abbassamento del soffitto che permise di ricavare proprio quei locali che oggi vengono destinati alla “Casa della gioia”. Una casa famiglia per disabili che racchiude già nella sua singolare architettura l’idea che sta alla sua origine. Le sette camere del sottotetto infatti, ci spiega don Mirilli, «si trovano proprio sopra l’altare. Stanno quindi al centro della chiesa. E la chiesa sta al centro del quartiere: dall’Eucaristia celebrata a quella vissuta». Perché chi vivrà in questi locali non riceverà solo assistenza, ma sarà integrato con la comunità.

Per questo si chiamerà la “Casa della gioia”: aiuterà infatti a sperimentare quello che il parroco, con un neologismo tutto suo, definisce lo “scartagonismo”, cioè «la gioia di collaborare con Dio nel rendere protagonisti quelli che la società allontana, sfugge, dimentica».

di Maurizio Fontana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 novembre 2018

NOTIZIE CORRELATE