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Controffensiva dell’Is
nell’est della Siria

· ​Vittime al confine con l’Iraq ·

Non conosce fine il conflitto in Siria. Il sedicente stato islamico (Is) ha lanciato nell’est una pesante controffensiva al confine con l’Iraq: circa dieci miliziani curdo-siriani sono stati uccisi nelle ultime ore e 35 sono stati fatti prigionieri dai jihadisti. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (voce dell’opposizione in esilio a Londra), secondo cui la controffensiva dell’Is si è concentrata nella zona di Hajin, a est dell’Eufrate, e nel distretto di Abukamal. 

Palazzi distrutti dalle bombe a sud di Damasco (Afp)

L’area è teatro da settimane di una offensiva delle forze curdo-siriane sostenute dalla Turchia e dalla coalizione internazionale a guida statunitense. Il bilancio dell’Osservatorio è stato però criticato dai portavoce delle forze curdo-siriane, citate da media siriani e panarabi. Secondo l’Osservatorio, in un mese di offensive curde e della coalizione nella zona di Hajin circa 140 miliziani curdi e 267 jihadisti sono stati uccisi. Il pericolo — dicono gli analisti — è che ora gli scontri si allarghino sempre di più destabilizzando altre aree del paese.
Intanto, è di ieri la notizia che oltre mille miliziani avrebbero abbandonato l’area di Idlib. L’accordo tra Russia e Turchia raggiunto a Sochi circa un mese fa per la creazione di una zona demilitarizzata a Idlib «viene quindi realizzato» ha detto il ministro degli esteri russo Serghej Lavrov, in un intervento ieri a Mosca. «Il 15 ottobre scade il termine entro il quale questa zona demilitarizzata deve essere funzionante a pieno titolo» ha detto il ministro russo, aggiungendo che tuttavia un eventuale lieve ritardo, di «uno o due giorni», non ha «nessuna importanza» e «l’importante è la qualità del lavoro». Lavrov ha inoltre rimarcato che nel processo di creazione della zona demilitarizza «il ruolo maggiore» spetta alla Turchia, che si adopera «attivamente affinché tutti i gruppi che si trovano lì cooperino per raggiungere questo obiettivo». Secondo il ministro, le informazioni a disposizione di Mosca «confermano che questo processo si svolge in modo graduale».
L’accordo di Sochi, nel dettaglio, prevede la creazione di una zona cuscinetto demilitarizzata di circa 15-20 chilometri, tra i ribelli e l’esercito governativo, e il rafforzamento dei punti di osservazione turchi. I confini precisi della zona cuscinetto saranno discussi in ulteriori negoziati. In quest’area — dopo il ritiro di tutti i carri armati, l’artiglieria pesante e i mortai — entro il 15 ottobre i gruppi radicali dovranno lasciare la zona cuscinetto. Sono previsti dei pattugliamenti da parte della polizia militare russa e delle forze armate turche nella zona demilitarizzata, con l’obiettivo di ripristinare le relazioni economiche e commerciali e agevolare la circolazione della popolazione e dei beni. Le forze in questione si impegneranno affinché il traffico autostradale che collega Lattakia, Aleppo e Hama-Aleppo torni a funzionare prima della fine dell’anno.

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