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Controcorrente
invertendo le priorità

· Il fondatore dell’Arca e gli ultimi in un mondo sempre più indifferente ·

In una delle immagini più suggestive dell’ultimo libro di Jean Vanier, Larmes de silence (Parigi, Presses de la Renaissance, 2014, pagine 120, euro 12,90), si vede un bambino in ciabatte, le braccia aperte come ali, che gioca a fare l’equilibrista su un muro abbandonato, unico superstite, forse, di un edificio distrutto. Il paesaggio è desolato, ma tra le nuvole un filo corre verso l’alto.

In tante delle fotografie in bianco e nero scattate da Jonathan Boulet-Groulx per accompagnare i versi di questa riedizione di Lacrime di silenzio, domina il contrasto tra rassegnazione e speranza, tra squallore e tenerezza, tra minacce di morte e bagliori di vita nuova. A cinquanta anni dalla nascita dell’Arca, comunità di vita con disabili mentali presente in tutti i continenti, il suo fondatore torna ad affidare alla poesia il racconto di un mondo spaccato. Da una parte il dolore innocente di chi soffre malattie, guerra, povertà, vecchiaia, solitudine. Dall’altra il malessere colpevole di quanti, soprattutto in Occidente, restano attorcigliati su se stessi, «prigionieri di abitudini egoiste», impauriti e soli.

Le parole e i ritratti d’amore si alternano così a pagine di denuncia in cui le lacrime silenziose sul volto dei bambini o trattenute negli occhi velati degli adulti, sono chiara conseguenza della profonda ingiustizia che regola il mondo. «Cuori di pietra», sordi alle grida di dolore, sono immortalati nella loro condizione di monadi tristi, il telefono all’orecchio, che camminano in strade affollate come fossero in mezzo al deserto.

È a questi cuori che il libro parla, «perfetto antidoto — scrive Frédéric Lenoir nella prefazione — all’imperativo del successo individualista» che lascia tanta gente ai margini e la condanna a depressione e miseria. E lo fa, chiedendo, prima di tutto uno sguardo nuovo che veda nella fragilità umana non una maledizione, ma un ponte verso l’altro e l’opportunità di creare legami forti e profondi.

In Jean Vanier. Portrait d’un homme libre (Paris, Èditions Michel, 2014, pagine 243, euro 18), commovente e incisiva biografia del fondatore dell’Arca, Anne-Sophie Constant ricorda lo stupore della madre di un ragazzo disabile in Burkina Faso dopo l’incontro con Vanier. «Mai nessuno prima ci aveva detto che i nostri figli erano belli!». Questa è la grande rivoluzione delle comunità di vita dell’Arca e del movimento internazionale a essa ispirato, Fede e Luce: un capovolgimento di prospettiva totale che ci vuole fratelli, più forti insieme, tutti sullo stesso piano con i propri handicap e i propri punti deboli, in una comunione che genera pace, guarisce chi era stato rifiutato per le sue debolezze e trasforma coloro che lo avevano rifiutato.

di Silvia Gusmano

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20 ottobre 2019

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