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Contro un'ostilità che si alimenta di ignoranza

· L'«Appello alla verità» degli intellettuali francesi in difesa di Benedetto XVI ·

Lanciato il 31 marzo a Parigi e a Lione , l'«Appello dei cristiani alla verità» (lo si trova sul sito www.appelaverite.fr ed è stato pubblicato anche da «L'Osservatore Romano» sabato 3 aprile) riunisce attualmente in Francia migliaia di firme, spesso di personaggi famosi. Questo appello si dichiara «solidale con le vittime dei sacerdoti pedofili», ma anche «solidale con la Chiesa cattolica»: una solidarietà che contrasta con il clima attuale.

All'origine dell'appello, un piccolo gruppo difficilmente classificabile: scrittori, giornalisti, blogger (fra i quali una umorista, un avvocato e un filosofo) che si sono riuniti per improvvisare — nell'urgenza del momento — un gesto cristiano dinanzi alla dilagante campagna di opinione. Tale campagna era in effetti oltranzista: lo scandalo dei sacerdoti pedofili era atroce, ma non giustificava questo coro dei più importanti media occidentali contro Papa Benedetto XVI e la sua Chiesa. «Il crollo del cattolicesimo», ha titolato un quotidiano tedesco. «Boicottiamo la messa», ha titolato un quotidiano americano; questa protesta ha superato di gran lunga l'oggetto (la pedofilia), rivelando un'ostilità di principio verso il Pontificato, o meglio verso il persistere di una Chiesa cattolica nel XXI secolo. Ostilità che si è espressa attraverso la violenza sconcertante di articoli e di caricature, pubblicati da giornali seri che hanno assunto per l'occasione un tono da libello anticattolico. Il messaggio subliminale era insistente: «Se alcuni sacerdoti agiscono male, è perché sono sacerdoti».

Questa campagna ha aggiunto conclusioni ingiuriose a «informazioni» parziali o falsate. E si è rifiutata d'indagare per completare le «informazioni»: reticenza appurata a Parigi riguardo al caso Murphy, quando alcuni quotidiani hanno passato sotto silenzio gli elementi forniti dal Vaticano e rivelazioni provenienti dagli Stati Uniti. Un'altra prova di tale reticenza è stata data quando un importante media parigino si è rifiutato di pubblicare l'«Appello alla verità», perché — ha dichiarato il caposervizio — «non sono d'accordo con l'orientamento di questo testo»: esempio di quell'atteggiamento che questo appello intende precisamente denunciare.

È per richiamare i media alla deontologia professionale del giornalista che è stato lanciato l'«Appello alla verità», fra i cui firmatari ci sono diversi professionisti dell'informazione. I cattolici francesi non vogliono che si parli al posto loro. Sono i primi a percepire la gravità della crisi dei sacerdoti pedofili, ma, contrariamente a quanto ripetono i mass media, questa crisi non viene «dalla concezione cattolica del sacerdozio». Da dove viene allora? Bisogna sapere tutta la verità.

Appena lanciato, l'appello ha suscitato grande adesione attorno a una prima lista di ottanta firmatari, che riuniva docenti universitari — fra i quali uno dei membri più recenti dell'Académie française — deputati e senatori, psicoanalisti, sessuologi, imprenditori, scrittori, editori, celebrità del mondo dello spettacolo. Questo raggruppamento va da destra a sinistra, consenso che si ottiene molto raramente in Francia. Ortodossi, evangelici e luterani affiancano qui i cattolici. Fra i firmatari molti provengono da correnti e giornali cattolici considerati antagonisti; la loro inedita coabitazione è un segno dei tempi.

Cosa mostra questo segno? Una presa di coscienza. In effetti, l'aggressione contro il Papa è condotta dal sistema dei grandi media occidentali: potenza dominante e commerciale, che nessuno crede mossa dalla compassione, e che prosegue contro Benedetto XVI una lotta cominciata contro Giovanni Paolo II negli anni Novanta. Allora si trattava di combattere la Chiesa cattolica in quanto istituzione universale resistente al «materialismo mercantile» (espressione di Papa Wojtyla). Sarebbe da ingenui credere che questa azione sia cessata e che non abbia un ruolo nel 2010 nella campagna contro Papa Ratzinger.

Tale campagna punta sulla scarsa conoscenza del cattolicesimo, condivisa oggi dai tre quarti della società occidentale. Grandi sono dunque i rischi di malintesi per la Chiesa, che deve fare comprendere più chiaramente ciò che è e ciò che fa, vale a dire adattare meglio il suo approccio alla scarsa conoscenza generale. Questo fa parte dei cambiamenti dei quali la crisi attuale sta facendo comprendere la necessità: una necessità di cui i firmatari dell'appello francese sono a loro volta consapevoli e di fronte alla quale sottolineano la loro «fiducia nel Magistero».

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