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Contro ogni razzismo

· Polemiche in Francia dopo la pubblicazione di un manifesto sull’antisemitismo ·

Sta provocando polemiche in Francia la pubblicazione, domenica scorsa sul quotidiano «Le Parisien», di un manifesto «contro il nuovo antisemitismo» che denuncia la «radicalizzazione islamista», lancia l’allarme riguardo una «epurazione etnica in sordina» di cui sarebbe vittima la comunità ebraica nella regione parigina e chiede che vengano messi al bando i versetti del Corano incitanti alla violenza su ebrei, cristiani e non credenti. «Il processo ingiusto e delirante di antisemitismo fatto ai cittadini francesi di confessione musulmana e all’islam di Francia attraverso questa tribuna — ha replicato il rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, in un comunicato — presenta il rischio evidente di ergere le comunità religiose fra loro. I cittadini francesi di confessione musulmana attaccati ai valori repubblicani non hanno certo aspettato questo manifesto per denunciare e combattere, da decenni, l’antisemitismo e il razzismo antimusulmano sotto tutte le sue forme».

Il documento, iniziativa di un collettivo guidato da Philippe Val, ex direttore di «Charlie Hebdo», è sottoscritto da circa trecento personalità, dall’ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy all’ex primo ministro Manuel Valls, dall’ex sindaco di Parigi Bertrand Delanoë al presidente del partito dei Repubblicani Laurent Wauqiez, ma anche da artisti come Gérard Depardieu, Charles Aznavour, Françoise Hardy o intellettuali come Alain Finkielkraut, Bernard-Henri Lévy, Élisabeth Badinter e Luc Ferry. Tra i firmatari anche esponenti religiosi, tra cui degli imam. Nel testo si denuncia il «silenzio mediatico» sulla questione e si chiede che «la lotta contro questo fallimento democratico rappresentato dall’antisemitismo diventi una causa nazionale prima che sia troppo tardi, prima che la Francia non sia più la Francia». Nella storia recente «undici ebrei sono stati uccisi, alcuni torturati, perchè ebrei, da islamici radicali». Si fa riferimento in particolare alla morte, il 4 aprile 2017, di Sarah Halimi, parigina sessantacinquenne lanciata dalla finestra di casa dopo essere stata picchiata («La giustizia ci ha messo più di dieci mesi per riconoscere la circostanza aggravante dell’antisemitismo»), e di Mireille Knoll, 85 anni, uccisa il 23 marzo scorso nello stesso arrondissement al centro della capitale. Ma si ricordano anche l’assalto armato di Mohammmed Merah contro la scuola ebraica di Tolosa nel 2012 e l’attacco all’Hyper Cacher di Parigi nel 2015. E si citano dati del ministero dell’Interno secondo i quali gli ebrei francesi hanno il 25 per cento di possibilità in più di essere aggrediti da loro concittadini musulmani.
Il presidente dell’Osservatorio nazionale contro l’islamofobia, Abdallah Zekri, ha definito il dibattito «nauseabondo e funesto», esortando i firmatari a cessare di attaccare islam e musulmani: «Uomini politici in declino e alla ricerca di visibilità mediatica vi hanno trovato il loro nuovo capro espiatorio». E il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Ahmet Ogras, parla di tribuna del «non senso», di «fuori tema».

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13 dicembre 2018

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