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Assistenza e prevenzione
per combattere l’ebola

· La Caritas nella Repubblica Democratica del Congo ·

Bikoro, 25. La Chiesa nella Repubblica Democratica del Congo esprime grave preoccupazione per l’insorgere di una nuova epidemia di ebola, comparso per la prima volta in aree urbane del nord ovest del paese africano. I vescovi, solidali con la popolazione colpita nelle città di Bikoro, Wangata, Iboko e Mbandaka, hanno lanciato un appello alle autorità, alle ong locali e internazionali e all’organizzazione mondiale della sanità (Oms) perché assumano «le misure necessarie per dare una risposta efficace all’emergenza, contenere la propagazione della malattia e garantire la sicurezza e la salute» dei cittadini.

Finora sono stati registrati 25 decessi, a seguito di 46 casi segnalati di infezioni virali di Ebola. Particolare allarme ha sollevato l’ultima segnalazione, la prima confermata nella città di Mbandaka, con 1,2 milioni di abitanti. Per questo i presuli si rivolgono alle popolazioni interessate dai contagi perché non cedano «alla paura e alla stigmatizzazione che rischiano di ostacolare la risposta all’epidemia».
In aiuto agli abitanti delle zone interessate è scesa in campo la Caritas congolese, che sta operando a livello locale insieme con l’ufficio diocesano di chirurgia medica di Mbandaka-Bikoro. Stiamo facendo «tutto il possibile — ha dichiarato Rose Mkunu a capo della delegazione Caritas in visita nella regione colpita — per sensibilizzare e informare i leader di comunità e religiosi sulla malattia, nonché sui mezzi per la protezione e la sorveglianza, ma siamo limitati dai nostri mezzi».
Si teme infatti una escalation dell’epidemia, dopo che il ministero della salute ha annunciato un numero crescente di casi sospetti e di morti accertate. La stessa Caritas ha riferito di dozzine di persone con sintomi di febbre, dolori addominali, diarrea ed emorragia dall’inizio di aprile.
L’organismo umanitario della Chiesa congolese ha già pianificato di fornire cibo ed assistenza sanitaria a 1500 famiglie. «Intendiamo concentrare i nostri sforzi su prevenzione, acqua, igiene, mobilitazione e informazione. Per questo, contiamo sul coinvolgimento di sacerdoti, religiosi e religiose, insegnanti e personale infermieristico che lavorano nelle aree colpite», riferisce la Caritas.

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23 agosto 2019

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