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​Contro la pena di morte

· Nuovo voto alle Nazioni Unite ·

L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato ieri a New York la settima risoluzione per una moratoria universale della pena di morte, un’iniziativa tesa a provocare la sospensione dell’applicazione della pena capitale in tutti i paesi membri dell’Onu, promossa ogni due anni da un gruppo di paesi. Questo voto conferma quello del 13 novembre, quando la terza commissione dell’Onu, che si occupa specificamente di questioni relative ai diritti umani, aveva votato a grande maggioranza a favore di questa risoluzione. Il testo era stato adottato da 123 stati, un numero mai ottenuto prima. Nel 2016 i voti a favore erano otto in meno.

I principali cambiamenti positivi arrivano dai paesi africani, con sei paesi che vanno dall’astensione o dall’assenza a un voto favorevole: Repubblica Democratica del Congo, Gambia, Guinea Equatoriale, Mauritius, Rwanda e Seychelles. Si conferma così una tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte. «Il segnale che la comunità internazionale ha dato con questa ulteriore risoluzione è molto importante, perché reitera la volontà di procedere in questa direzione anche in un’epoca di forti tensioni e violenze», ha reagito Enzo Moavero Milanesi, ministro degli esteri dell’Italia, paese che è sempre stato in prima linea per un’abolizione universale della pena di morte. «Il voto di oggi all’Onu — ha aggiunto — conferma che è possibile lavorare affinché nel mondo non si ricorra più alla pena di morte». Lo scorso 10 ottobre, giornata mondiale contro la pena di morte, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha notato «progressi significativi» dall’adozione nel 2007 da parte dell’assemblea generale dell’Onu della prima risoluzione che chiedeva una moratoria universale della pena di morte. Tuttavia, ha detto, «questa dinamica positiva è contrassegnata da battute d’arresto e la continuazione delle pratiche in violazione dei trattati pertinenti».

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