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Contro il mostro
della corruzione

· La forte presa di posizione della Conferenza episcopale del Kenya ·

«Abbiamo permesso al drago della corruzione di trascinarci in basso al punto in cui abbiamo accettato che fosse il nostro modo di vivere». È la severa denuncia espressa dalla conferenza episcopale del Kenya (Kccb) in una dichiarazione sulla situazione sociale del paese diffusa nei giorni scorsi al termine di un incontro svoltosi presso la casa del clero a Ruaraka, nella capitale kenyota.

Nel descrivere la situazione di enorme difficoltà in cui versa la nazione «a causa della nostra incapacità di trovare soluzioni durature alle sfide politiche, sociali ed economiche» la Kccb, pronunciandosi su una vasta gamma di questioni, ha osservato che il paese si dimostra carente di valori etici, e i giovani non possono così seguire validi modelli di riferimento e figure credibili che valga la pena emulare. «Che tipo di modelli di comportamento siamo?» si domandano i vescovi proiettando il loro sguardo sul futuro dei giovani kenyani.

Nella dichiarazione, letta dal presidente della Kccb, Philip Anyolo, arcivescovo di Kisumu, i presuli, rivolgendosi agli esponenti politici, hanno reclamato la mancanza di una prospettiva che ispiri i kenyani a volere per loro stessi un futuro migliore: «I nostri giovani cadono sempre più di frequente nella depressione per la frustrazione, causata dalla penuria di lavoro o dalla mancanza di una guida nella famiglia, negli amici più cari e nella comunità». La Conferenza dei vescovi cattolici del Kenya ha espresso infatti forte preoccupazione per l’aumento di casi di suicidi e omicidi, specialmente tra i giovani del paese.

Il problema principale, che più volte negli ultimi anni l’episcopato locale con fermezza ha denunciato, è quello irrisolto della corruzione, che ormai non è semplicemente un reato ma un male morale che si è quasi impadronito del sistema e dello stile di vita del paese, intaccandone il tessuto sociale. «Stiamo diventando una società alimentata dall’avidità e dall’amore per il denaro», sottolineano allarmati i vescovi, al punto che accanto alla corruzione politica, si registra l’esplosione del fenomeno del gioco d’azzardo tra la popolazione, soprattutto in quella giovanile. Per l’episcopato un paese in cui i giovani non vedono alcuna speranza e nessun futuro è condannato prima o poi a cadere nel caos e nell’instabilità.

Inoltre, «la corruzione e le persone corrotte sono diventate immuni da tutte le misure e continuano a far scivolare il paese in un abisso di disperazione e povertà senza fondo», sostiene la Kccb nel documento, e «gli sforzi per combatterla non sembrano portare alcun frutto».

A conclusione del documento l’episcopato invoca uno sforzo collettivo «per creare tutti insieme un paese libero dalla corruzione, voltando le spalle alle pratiche corrotte a favore delle vie dell’integrità e della giustizia», recuperando così quelle «capacità di custodire e sostenere quei valori che danno dignità, solidarietà e unità, condividendo le risorse che abbiamo e lavorando per la promozione del bene comune che ci rende una nazione». Da parte sua la Chiesa cattolica in Kenya, è stato assicurato, combatterà la corruzione con tutti i mezzi, rifiutando tutte le forme di pratiche corrotte e suggerendo lo stesso atteggiamento ai fedeli, mirando così a un autentico risveglio delle coscienze.

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26 gennaio 2020

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