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Contro il mito dell’aumento del pil

· Prospettive economiche e sfide ambientali ·

Anticipiamo stralci di un articolo del prossimo numero di «Vita e Pensiero».

Prendere sul serio l’impegno del +2°c entro la fine del secolo rende difficile aumentare il pil. Ciò non significa intraprendere la strada della decrescita: occorre semmai individuare altri fattori per misurare la prosperità nel sud del mondo come nel nord. I diversi impegni della comunità internazionale chiedono che le emissioni di co2 vengano ridotte del 33% nei prossimi tre decenni. 

La deforestazione in Amazzonia

Bisogna raggiungere il livello zero di emissioni nel corso della seconda metà di questo secolo se vogliamo conservare un pianeta accogliente. Il rispetto di questi impegni esige la necessità di interrogarsi sull’imperativo della crescita del pil, anche in un contesto economico deflazionista come quello che l’emisfero del nord del mondo conosce in questo periodo. Per fare questo bisogna partire dall’equazione di Kaya. Molto semplicemente, questa equazione indica che le emissioni di co2 (a esempio a livello planetario) sono sempre uguali al prodotto delle seguenti variabili: emissioni di co2/energia consumata a livello mondiale; energia consumata/pil mondiale; pil mondiale/popolazione; popolazione.
La correlazione tra la crescita del pil e l’aumento delle emissioni di gas a effetto serra resta molto forte quale che sia il livello di sviluppo dei paesi presi in considerazione. Di conseguenza per i paesi emergenti, e naturalmente per le economie avanzate, continuare ad aumentare il pil non costituisce una garanzia di accrescimento della felicità dei cittadini, né una garanzia di aumento dell’occupazione. Per contro, è la garanzia che il rispetto dei nostri impegni climatici diventerà impossibile.

Promuovere l’aumento del pil nei paesi del sud del mondo non avrà senso se, nello stesso tempo, i paesi del nord non si impegneranno a ridurre volontariamente il loro prodotto interno. John Romer, studioso di Yale, ha formulato una proposta di questo tipo. La comunità internazionale sarà pronta ad assumere tale visione?

di Gaël Giraud

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07 dicembre 2019

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