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Contro i trafficanti
e per evitare le morti in mare

· Il commissario europeo Avramopoulos solidale con l’Italia sulla regolamentazione delle ong ·

Il commissario europeo alle migrazioni e agli affari interni, Dimitris Avramopoulos, ha espresso ieri apprezzamento e fiducia per l’impegno dell'Italia a fare accertamenti sui presunti abusi nei soccorsi ai migranti in mare e ha ribadito l’opportunità del codice di condotta per le ong. Le dichiarazioni di Avramopoulos arrivano proprio nel giorno in cui emergono nuovi particolari sul caso della nave Iuventa, della ong tedesca Jugend Rettet, sottoposta a sequestro preventivo. La procura trapanese procede per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina contro ignoti.

Il commissario europeo ha sottolineato che «tutti dobbiamo lavorare insieme per smantellare il modello di business dei trafficanti ed evitare le morti dei migranti». Ha quindi chiarito come «lo scopo del codice non sia impedire alle ong di fare il loro nobile lavoro» ma «fornire chiarezza» e «garantire l’accesso nei porti italiani» alle navi delle organizzazioni che si conformano a certi principi e standard, in linea con le leggi internazionali». Dalle parole del commissario è giunto poi un rinnovato e pieno «sostegno al lavoro dell’Italia», reiterato anche dalla «fiducia nelle autorità italiane», espressa da Bruxelles a commento del caso Iuventa.

Secondo gli inquirenti, che hanno cominciato a indagare su indicazioni di due operatori dell'ong Save The Children, almeno in tre occasioni l’equipaggio della Iuventa si sarebbe spinto a ridosso delle coste libiche per prendere a bordo profughi che non versavano in situazioni di pericolo. Sarebbero emersi inoltre contatti telefonici tra gli scafisti e il personale della ong. Si parla di “consegne controllate” dei migranti, in orari e luoghi concordati al telefono con i trafficanti. Le fotografie scattate da un poliziotto sotto copertura - primo caso di un infiltrato in un'operazione di salvataggio – testimonierebbero i legami di collaborazione tra il personale della Iuventa e i trafficanti. Al momento, la procura indaga in particolare su tre episodi risalenti ai mesi scorsi.

L’ong Jugend Rettet si difende su Twitter: «Per noi il salvataggio di vite umane è e sarà la priorità e ci dispiace non poter operare nella zona di ricerca e salvataggio in questo momento. Non vogliamo fare alcuna ipotesi, per questo stiamo raccogliendo informazioni a tutti i livelli e solo dopo potremo valutare le accuse». I legali ong annunciano ricorso. L’equipaggio della nave sequestrata due giorni fa, è stato ascoltato dagli inquirenti ieri mattina ed è stato poi trasferito, con scorta della guardia costiera, in case private dell’isola solitamente destinate all’affitto ai turisti.

L’inchiesta sui comportamenti di alcuni operatori della nave sequestrata è stata avviata tempo fa e non è legata alla questione della firma del codice di condotta proposto dal ministero degli esteri italiano alle ong che operano nel Mediterraneo. L’ong tedesca sotto esame, insieme con Medici senza frontiere, Sos Mediterranée e Sea-Watch, non ha peraltro firmato. A sottoscrivere le regole sono state finora Moas, Save the Children, Proactiva Open Arms e Sea-Eye.

Parlando della gestione del flusso migratorio da parte dell’Euorpa, il commissario Avramopulos ha sottolineato che «i rimpatri procedono ancora troppo a rilento, anche se iniziamo a vedere dei risultati: nel 2015 erano stati trasferiti circa 4600 migranti; nel 2016, 5800; e quest’anno siamo già quasi a 3400, ma c’è ancora molto lavoro da fare». Parte del problema sta nel fatto che gli stati di provenienza «non accettano di riprendere i loro migranti» e per questo «si lavora ad accordi di riammissione, anche usando la leva dei visti». Intanto proseguono gli sbarchi sulle coste italiane. Nelle ultime ore sono sbarcati in Sicilia 300 migranti, trasportati su una nave di soccorso che ha anche recuperato le salme di otto persone.

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23 agosto 2019

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