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Continuerà a produrre
i frutti della speranza

· In memoria di padre Kolvenbach ·

Pubblichiamo l’omelia pronunciata venerdì sera dal preposito generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, nella Chiesa del Gesù, a Roma, in memoria di padre Peter-Hans Kolvenbach. Sosa ha ricordato la figura del religioso anche nel corso di un’intervista rilasciata a Matt Malone, direttore del settimanale cattolico «America». Kolvenbach, ha detto Sosa, va ricordato per la sua apertura al dialogo e la sua sensibilità «durante tempi difficili». Padre Sosa ha naturalmente parlato anche di Papa Francesco, «figlio della Chiesa e di una Chiesa vivente». Il Pontefice «pratica molto bene la spiritualità ignaziana», lo si vede quando parla di «discernimento, consolazione, desolazione e riconciliazione». È «una persona impegnata a realizzare la visione della Chiesa propria del concilio Vaticano II: la sinodalità è corresponsabilità».

Il tempo dell’Avvento è un invito a rinnovare la speranza e la fiducia nella promessa da parte di Dio. Padre Kolvenbach, uomo che ha messo tutta la sua speranza nel Signore, ci ha riunito nuovamente in questa Chiesa del Gesù. Noi vogliamo ringraziare insieme il Signore per il dono della persona di Peter-Hans Kolvenbach al mondo, alla Chiesa e alla compagnia di Gesù. Lo abbiamo già fatto nei nostri cuori e nelle nostre comunità, ma lo vogliamo fare anche insieme nel posto dove riposano Sant’Ignazio, Pedro Arrupe e altri uomini che hanno messo, anch’essi, la propria speranza soltanto nelle mani del Signore. 

Padre Kolvenbach ci ha già riuniti in tanti anche a Beirut. Attorno alla sua salma abbiamo vissuto una veglia di preghiera la notte del 29 novembre. Il nostro cuore si è riempito della luce di cui parla il brano del vangelo di Giovanni appena ascoltato. Quella luce della fede che ha caratterizzato Kolvenbach e per la quale diventiamo figli della luce, non ci lasciamo sorprendere dalle tenebre e capiamo dove camminare senza paura perché nel Signore è messa appunto tutta la nostra Speranza.

Sempre a Beirut, alla messa del funerale, (30 novembre), eravamo moltissimi a testimoniare ammirazione, affetto e gratitudine per lui. Rappresentanti delle diverse Chiese, dello stato libanese, familiari, religiosi, e molti gesuiti abbiamo riempito la chiesa del Collegio di Notre Dame di Jhamour. La commovente eucaristia celebrata lì ci ha permesso, ancora una volta, di pregare insieme, ascoltare la parola di Dio e fare memoria riconoscente della vita e opera di padre Kolvenbach. Nel vicino cimitero dei gesuiti è stato poi sepolto il suo corpo che, “caduto in terra”, continuerà a produrre in abbondanza i frutti della speranza, dono di Dio che ci butta nelle sue mani e ci incoraggia nella sequela del Signore Gesù.

di Arturo Sosa

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16 settembre 2019

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